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IL CIUCCIO CHE VOLA

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio


Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio
08/01/2011, 11:01

Chi vuole cercare spiegazioni tecnico – tattiche alla sconfitta del Napoli a Milano con l’Inter è completamente fuori strada, così come chi vuole trovare risposte nella scarsa condizione atletica di alcuni calciatori, nel mancato smaltimento del fuso orario da parte dei sudamericani, nella mancanza in rosa di calciatori in difesa abili di testa, oppure nell’assenza di idonee alternative in panchina per sostituire alcuni calciatori fondamentali quando sono in giornata negativa.

La spiegazione della debacle è di ordine prettamente scientifico.

Il maestro Peppino De Filippo, diceva “Non è vero ma ci credo”.

Caro Peppino, la faccia mia sotto ai piedi vostri e ci potete anche camminare sopra, ma anche Voi siete fuori strada.

Anche io ci credo, ma ci credo perché è vero, anzi è verissimo!

E vi assicuro che ieri non son bastati corni, ferri di cavallo, chili di aglio appesi accanto al televisore, e neppure riti scaramantici alla Peppino o formule magiche alla Lino Banfi.

Molti esperti hanno attribuito responsabilità a Mister Mazzarri, che ha effettuato sostituzioni tardive, ma debbo ammettere che la sconfitta del Napoli a Milano è stata solo ed esclusivamente colpa mia. Il povero Mazzarri avrebbe potuto anche schierare Zuniga trequartista dal primo minuto o Cribari al centro della difesa a contrastare le contraeree interiste, notoriamente imbattibili nel gioco aereo. Avrebbe potuto anche opporre Erminio Rullo al resuscitato Maicon, avrebbe potuto anche inserire Blasi per contrastare lo strapotere fisico e tecnico dei vari Stankovic, Tiago Motta e Cambiasso. Il Napoli, ne sono certo, avrebbe perso lo stesso. E, ripeto, per colpa mia. Per un mio imperdonabile errore di valutazione.

Dovete sapere che, purtroppo, da bambino ho avuto una grave disgrazia in famiglia: a distanza di pochi anni mia madre ha dato alla luce due sorelle, entrambe affette dalla stessa identica malattia.

Sono milaniste. Una ha contratto la malattia, dopo essere diventata berlusconiana. Ma il caso più strano, clinicamente inspiegabile, è rappresentato dall’altra mia sorella, che una milanista comunista, che è ciò che di più contraddittorio la Natura possa pensare di creare. Ebbene, nonostante in famiglia abbiamo allevato queste due bambine come fossero bambine normali, e nonostante io abbia sempre trattato le mie sorelle come se fossero sorelle normali, costoro hanno aggiunto altro dolore alla mia famiglia oltre a quello già portato in dote dalla nascita. La berlusconiana doc ha sposato un romano romanista de Roma. E vabbè… uno se ne può fare una ragione, sono disgrazie che capitano nelle migliori famiglie. Non dovrebbe capitare in una famiglia di napoletani, ma po’ capità, e di fatto è capitato. Ma quello che non si può sentire è che la sorella milanista comunista si va a fidanzare con un magistrato di sinistra, juventino!!! E, ciliegina sulla torta, lo juventino, nato e cresciuto a Napoli, si chiama Gennaro…

Uno può pure capire che un Gian Maria, un Pierlapo, un Idris, nascano a Napoli o in Tanzania e siano tifosi della Juve. Ma uno che si chiama Gennaro, nato e cresciuto a Napoli, che è stato sfamato da una famiglia napoletana, e che ha visto Maradona, Giordano e Careca non può essere juventino. Nella maniera più assoluta. Se si prendono in esame poi unitamente i due personaggi chiave della storia e cioè una comunista milanista di Napoli, sorella di un avvocato ultrà azzurro, che si fidanza con un magistrato di sinistra juventino, anch’esso di Napoli e che si chiama Gennaro, si supera abbondantemente il surreale…

 

Or bene, voi tutti che avete avuto la pazienza e la cortesia di leggermi fino a questo punto, starete cercando di capire cosa centra la famiglia Ossimori con la partita del Napoli e vi starete chiedendo: “Ma questo dove vuole andare a parare”.

E mò ve lo dico…

E vi spiego perché per la sconfitta del Napoli mi sento terribilmente responsabile. Un napoletano vero, di quelli che credono fermamente che la scaramanzia sia una scienza esatta (qualcuno provi a dimostrarmi il contrario), non inviterebbero mai determinati tipi di personaggi a cena, in occasione di una partita fondamentale come quella che era Inter Napoli.

E invece, a causa di questa mia esagerata apertura per l’integrazione razziale, per la mia eccessiva tolleranza nei confronti di alcune popolazioni multicolorate, nei confronti delle quali ci sarebbe ben donde di creare una sorta di razzismo un po’ diverso da quello becero praticato nei secoli nei confronti delle persone di colore nero, giallo, etc…, ho invitato a cena, a casa mia, questi familiari rossoneri, giallorossi e bianconeri, proprio in occasione della partita contro i nerazzurri…

Ebbene, la strana famiglia multicolor, anziché gufare contro i nerazzurri, tradizionalmente  nemici calcistici di rossoneri, bianconeri e giallorossi, si sono coalizzati contro gli azzurri, che evidentemente quest’anno spaventa più dell’Inter, ed è successo quel che è successo… 

In condizioni normali, il tiro di Maggio sarebbe finito nell’angolino alla destra di Castellazzi, e la partita avrebbe avuto certamente un andamento e probabilmente un esito diversi. E invece no, il tiro di Maggio è stato deviato in corner con la punta delle dita da mio cognato romanista. E vogliamo parlare del goal in fuorigioco annullato a Cavani su tiro cross di Dossena? Un arbitro diverso, tipo Brighi, o quello di Cagliari, avrebbe convalidato quel goal (ripeto, in netto fuorigioco) così come sono stati convalidati i goal in fuorigioco di Strasser del Milan o quello di Vucinic. Rocchi avrebbe potuto far finta di non aver visto come Brighi non ha visto che Riise ha crossato più o meno dagli spogliatoi al centro per Vucinic. E chi avrebbe detto niente? Chi si sarebbe lamentato? Pulvirenti? Ma quello se solo si permettesse di dire a Brighi che ha fatto una doppietta, lo squalificherebbero certamente…

Il goal di Cavani non lo ha annullato Rocchi, no… lo ha annullato il mio cognato juventino!

Ahimè, sono letteralmente circondato...

Purtroppo sono errori di valutazione, li avevo invitati a mangiare e bere a sbafo a casa mia perché pensavo che almeno in questa occasione si coalizzassero tutti contro l’odiata Inter e invece no. Noi facciamo più paura.

Ormai è successo, è inutile piangere sul vino versato.

Ma tutto serve per fare esperienza. La partita con la Juve andrò a vederla a Montevergine, andrò in ritiro sabato sera e mi isolerò dagli influssi negativi di ogni colore, anche perché il cognato giudice juventino ha in programma di andare domenica allo stadio, insieme ad altri magistrati, quelli sì seri e competenti di calcio in quanto tifosi sfegatati del Napoli.

 

Ah, ci sarebbe da commentare la partita, ma che la commento a fare? L’avete vista la partita, no?

L’emozione maggiore è stata quando, durante il riscaldamento, il buon Aronica, nel mentre  allenava il proprio portiere con dei tiri da lontano, con un tiro maldestro di rara potenza e precisione ha sfiorato il banchetto posizionato a bordo campo, con i cinque trofei conquistati nell’ultimo anno, facendo tremare il povero Moratti, che tanto ha pagato in questi anni per averli.

Per quanto riguarda la doppietta di Motta, è fin troppo scontato dire che dopo Natale al Napoli il panettone ci rimane sempe ‘ncoppo ‘o stommaco… Ed è fin troppo chiaro che Leonardo lo abbia ripescato dal dimenticatoio solo per una questione di onomanzia. Conoscendo le statistiche del Napoli nelle gare post natalizie e di questa atavica allergia al panettone, sebbene il brasiliano non giocava da mesi, e non segnava un goal dai tempi dell’Ambrosiana Inter, lo ha schierato solo perché si chiama Motta. Lo avrebbe schierato anche se si chiamava Bauli, Paluani, e addirittura se si fosse chiamato Melegatti!

I panettoni riciclati, tra l’altro, rappresentano una tradizione insopprimibile.  

 

Il Napoli ha semplicemente perso una partita che si poteva perdere. E non stiamo cercando di imitare il grande Mondonico, che questa frase la pronunciò per tutto il campionato in cui, ahinoi, allenò il Napoli vincendo solo contro l’Inter.

Dossena ha giocato male, ma aveva anche di fronte Maicon, Gargano ha giocato malissimo, ma aveva anche di fronte Stankovic. Hamsik e Cavani non si sono visti, ma erano anche al cospetto, rispettivamente di Cambiasso e Lucio. Lavezzi ha fatto quel che poteva, cercando qualche fuga sulla fascia, ma aveva di fronte Giuseppe Saronni, ed è riuscito a provocarne l’ammonizione.

Non me la sento di condannare la squadra e neppure l’allenatore; pagherò i diritti d’autore a Mondonico, ma ribadisco che questa partita si poteva anche perdere.

 

Quella che non si può e non si deve perdere è quella di domenica al San Paolo contro la Juve.

Doveva essere la partita del ritorno del traditor prodigo. I tifosi azzurri avevano preparato striscioni giganteschi con la ricevuta dell’ambo risultato già due volte vincente “27 e 71”. Avremmo voluto accoglierlo con fischi e pernacchi dal riscaldamento fino al rientro nello spogliatoio. In molti gli avranno senz’altro augurato una forte dissenteria al momento di battere il calcio di rigore decisivo al novantacinquesimo, con caduta sul dischetto e goal in contropiede di Cavani, ma quello che è invece accaduto all’attaccante stabiese non si augura neppure al peggior nemico. Di fatto, Quagliarella è attualmente il peggior nemico della tifoseria azzurra, ma personalmente, domenica allo stadio, alla luce di quanto è accaduto, vorrei veder solo manifestazioni di solidarietà nei confronti del calciatore parte nopeo e parte juventino.

Noi napoletani siamo degli sportivi veri, a differenza di qualche pseudo giornalista juventino che ha pubblicato su un web magazine torinese un articolo vergognoso, al quale ha risposto da degno napoletano il caro amico Maurizio de Giovanni, con un articolo in cui è possibile sottolineare le diverse mentalità dei tifosi malati del Napoli e di una parte dei giornalisti-tifosi settentrionali, che fortunatamente rappresentano una sparuta minoranza.

Noi auguriamo a Quagliarella di guarire prestissimo e di tornare ad alti livelli. Anche perché quest’infortunio occorso al bomber bianconero è sembrato un po’ come sparare sulla croce rossa, atteso che quest’anno la Juve ha solo tre giocatori veri.

Se qualcuno ora lo odia tanto, è semplicemente perché lo abbiamo amato tantissimo prima. Funziona così nelle più grandi storie d’amore. E per assurdo, questo grave infortunio, potrebbe essere un motivo per riavvicinare il pubblico napoletano al suo ex beniamino. I napoletani non sanno serbare rancore, né tantomeno odiare i figli della propria terra.

Mi piacerebbe vedere Fabio in curva domenica e sarei contento se il pubblico napoletano lo perdonasse e lo incoraggiasse.

 

In chiave qualificazione Champions, premesso che Milan, Inter e Roma sono al momento ancora superiori al Napoli, e che rimane quindi un solo posto libero, ciò che mi terrorizza in questo momento è il progetto della Juve, che con l’ingaggio di Luca Toni, ha ricostruito l’attacco della nazionale campione del mondo in Germania. I soliti criticoni diranno che l’Italia il mondiale in Germania lo ha vinto sei anni fa. E che vuol dire? Non dimentichiamo che la Juve di quella squadra ha in organico, oltre a Buffon, anche un certo Fabio Grosso, che fu decisivo in quel mondiale che ormai sembra tanto lontano ma che in realtà è lontano solo sei anni. E non dimentichiamo che la Juve ha in rosa anche un certo Legrottaglie, che solo perché Lippi non sapeva se scriveva tutto attaccato o meno non lo convocò.

Comunque a me, sinceramente, un attacco con Toni, Iaquinta e Del Piero spaventa e non poco. Se a questi poi aggiungiamo il pallino del nuovo tecnico della nazionale italiana, Amauri, naturalizzato italiano grazie ad un bisnonno dello zio, che aveva fatto il militare ad Ajaccio, prima che la Corsica diventasse francese, e se risultassero vere le voci dell’interessamento di Marotta per Ciccio Graziani, Spillo Altobelli e Paolo Rossi, allora c’è veramente da rinunciare a priori all’obiettivo Champions League. 

Ma siamo fiduciosi e quasi certi che Bigon prenderà quei due calciatori che servono per completare la squadra titolare e i due o tre che servono per avere finalmente una panchina degna. Non ci sarebbe da spendere una fortuna. Per Criscito, basterebbe girare la metà di Cigarini e il ricavato della cessione di Zuniga alla Juve, che grazie a Dio e a Marotta, pare essere interessata a comprare il trentaseiesimo esterno. Inler si potrebbe prendere cedendo l’ottimo Pazienza, a  fine contratto, oltre ai prestiti dei giovani Dimitru e Iuliano e un conguaglio non superore ai sette o otto milioni di euro. Si potrebbe riprendere Mannini, di cui siamo già titolari di metà cartellino e che può essere una valida alternativa sia a Maggio che a Dossena, a differenza di Zuniga, che ha dimostrato di giocare male allo stesso modo, sia a destra che a sinistra. Si potrebbe regalare il brasiliano meno brasiliano di tutti i tempi a qualche squadra pericolante, che ci farebbe piacere veder retrocessa in B, e prendere un giovane affidabile come vice Cannavaro. Si potrebbe girare Blasi e un conguaglio a rate al Cesena per Giaccherini, per avere un vice Lavezzi. Oppure, si potrebbe prendere un giovane a costo ancora accessibile come il brasiliano Giuliano, che può essere una valida alternativa sia a Lavezzi che ad Hamsik. Per affrontare campionato e coppe senza spremere come un limone il povero Cavani, necessario sarebbe prendere una punta, perché Dimitru non è ancora pronto e di Lucarelli bisogna valutare i tempi di pieno recupero. Un giovane di sicuro talento come Funes Mori, ad esempio, una punta collaudata come Pellissier o Bianchi, o anche una scommessa come il fiorentino Babacar, che nelle poche occasioni che gli sono state concesse, ha dimostrato mezzi fisici e tecnici impressionanti.

 

In conclusione, è da sottolineare un’altra spiegazione scientifica della sconfitta del Napoli, questa dovuta al clima rigido, tipicamente milanese. Se quella partita si fosse giocata a Dubai, a Rio de Janeiro o a Marbella avrebbe avuto certamente un esito diverso. Ma con quel freddo cane, con i pinguini, che hanno sostituito i guardalinee all’ultimo momento, manco Mazzarri ha avuto il coraggio di togliersi la giacca.     

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di Gianni Puca
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