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L'ex allenatore dei Marines Lazio e della nazionale

Olivo: Tebow, college e l'Italian football da tutelare


Olivo: Tebow, college e l'Italian football da tutelare
04/01/2012, 13:01

Da dove partiamo, coach? Dallo straordinario scenario di storie sportive e umane che ci propone la Nfl? Dalla classe di Aaron Rodgers? Dalle eterne discussioni sul mistico Tim Tebow? Da chi vincerà il Superbowl? Oppure dal nostro movimento, sempre più vasto ma, inevitabilmente, sempre più esposto all'ingresso di chi col football vero c'entra poco o nulla e scambia questa disciplina per una palestra di bullismo e violenze? Brock Olivo, stella del Missouri quando era ragazzo, poi capitano degli special team dei Detroit Lions nella Nfl da affermato professionista, quindi ancora allenatore della nostra Nazionale, il Blue Team e infine, proprio adesso, nominato coach dei runningback e degli special team del Coastal Carolina University non era abituato ad arretrare in campo e non lo è adesso nella vita: "Scelga lei, naturalmente le risponderò su tutto, ci mancherebbe". E allora affrontiamolo subito l'argomento più delicato, una brutta vicenda finita nella cronaca nera: un allenatore delle giovanili dei Seamen, con un passato già noto alle cronache giudiziarie, accusato di aver abusato di un ragazzo mascherando il tutto con un folle rito di iniziazione. Orribile. La Procura di Busto Arsizio ne ha chiesto e ottenuto l'arresto. Uno choc per l'Italian football, inutile stare a girarci attorno.

 

Ma come è potuto accadere, coach, lei che è stato parte fondamentale negli scorsi anni di quel processo di riorganizzazione tecnica-sportiva e morale di un movimento segnato da una crisi di valori dopo il boom degli anni Ottanta?

"Perché ci sono ancora in giro persone, se si possono chiamare così, che non capiscono nulla del reale significato di questo sport e che si nascondono dietro una tuta, un casco e un'armatura unicamente per picchiare vigliaccamente gli altri ed esercitare quegli assurdi riti di...come si dice? Bullismo e nonnismo... assurdo e vergognoso".

 

Lei ne ha incontrati di questi tipi?

"Sì, io li ho visti e quando li ho visti non sono stato certo tenero. Vanno buttati fuori, subito, senza pensarci su. Questa gente rovina il football italiano e tutti gli atleti che lo praticano con coraggio e lealtà, oltre che con grandi sacrifici personali".

 

Ma come ci si accorge di loro?

"Basta poco, parlano i loro atteggiamenti: sono scorretti, insultano gli altri, agitano i pugni, sputano contro gli arbitri e il pubblico, sono volgari e antisportivi. E molto peggio ancora, che magari non si vede subito. Ma ecco, per me basta questo per capire che c'è quel molto peggio e dunque per agire: fuori, subito fuori".

Brock, da uomo di sport e di football cosa deve fare la federazione italiana e cosa i club per blindare il movimento e ridurre al minimo i rischi di infiltrazioni?

"Poche, semplici ma importanti cose. Primo: i presidenti delle società aprano bene gli occhi e riconoscano subito e senza tentennamenti questo tipo di atteggiamenti. Non ci sia in loro alcuna sottovalutazione. Se uno si comporta male va allontanato. Prima che vada oltre. Dopo potrebbe essere tardi. E poi basta con queste stupidaggini che non so chi ha tramandato: bullismo e nonnismo non esistono nel football americano, noi negli States le abbiamo bandite da 50 anni e non esagero. Secondo: la Federazione faccia pressing sulle società perché siano inflessibili su tutti i comportamenti scorretti. Dietro quelli, infatti, non mi stancherò mai di ripeterlo, si cela spesso il male. La Fidaf, se necessario, si imponga sui dirigenti e faccia sentire loro tutto il peso della responsabilità. Terzo: i club selezionino con cura certosina lo staff che deve lavorare con i giocatori, faccia loro un esame completo, richieda ogni possibile documento che ne attesti la linearità e, poi, non cessi mai, dico mai, di tenere sott'occhio il loro lavoro quotdiano".

 

Regole rigide e ferree

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"Proprio così. Non ci può essere una via di mezzo. Il football italiano non merita queste persone, io lo conosco bene. E' composto da 4-5 mila appassionati straordinari per spirito di gruppo, etica, simpatia, intelligenza, coraggio e volontà. Tra loro c'è anche qualche talento che, se fosse nato da noi in Usa, sarebbe già un ottimo giocatore. La serie A, la Ifl, quest'anno si arricchirà di altre squadre e di altri giocatori. La Federazione, la Fidaf, guidata da Leoluca Orlando, gode di autorevolezza e prestigio internazionali. Siamo, perché io sarò sempre uno di loro anche se adesso sono tornato a lavorare con il football negli States, una realtà vera e in crescita ma, come ho sostenuto, certi campanelli d'allarme non vanno presi sotto gamba. Per dirla con il football: placchiamo la violenza. All'origine".

 

E a questo punto faccia un pronostico su chi vincerà la Ifl quest'anno?

"Mah, difficile non pensare a Parma, ai Panthers, al loro progetto avanzato che tra l'altro punta e molto sui giovani italiani, vedi il qb Tommaso Monardi, ai due scudetti di fila; poi c'è Bologna con i fortissimi Warriors che, statene certi, ci riproveranno, dopo la sfortunata finale del 2011 a cucirsi addosso il tricolore, ma attenti pure ai Seamen di Milano che hanno fatto un colpo strepitoso".

 

Si riferisce, ovviamente, al grande Joe Avezzano...

"Ovviamente. Un mito che sbarca in Italia e che può dare moltissimo e non solo ai Seamen, ma a tutta la Ifl. Ritengo davvero una svolta importante per l'immagine del football italiano avere un mito come Avezzano nel team e da head coach. L'altro giorno ho avuto il piacere di pranzare con il collega che mi ha sostituito in Nazionale, Vincent Argondizzo e da lui ho appreso come stia crescendo e allargandosi il movimento, l'ottimo lavoro della Fidaf e della Ifl, e quello del mio caro amico Gianluca Leone che, con la Nazionale juniores, sta facendo cose straordinarie e mi riferisco anche a quei ruoli meno pubblicizzati, i ragazzi della linea d'attacco, ad esempio ".

 

Chi sarà la sorpresa italiana del nuovo campionato?

"Difficile domanda, rispondo con il cuore, avendo allenato anche i Lazio Marines: dico di dare un occhio al giovane quarterback romano Davide Mingoli. Ma naturalmente quando rientreranno dalla loro esperienza di studio e gioco in America i vari Michele Canali, Domenico Caroli, Giacomo Berti e Mattia Parlangeli sono convinto che porteranno con loro dei miglioramenti notevolissimi. E poi chissà che non esploda qualche altro giocatore che magari in questi mesi sta lavorando nell'ombra".

 

Entriamo nel mondo Nfl, i "suoi" Lions sono tornati ai playoff...

"Magnifico. Gran merito va al qb Matt Stafford, un tipo semplice quanto bravo; non è un esibizionista, non fa mai scena, gioca bene con tranquillità e modestia. Bello. Detroit è felice, lì non c'era più emozione per il football. Posso dire che ora siamo tornati, no? Ma c'è anche qualcosa che non mi è piaciuto nei miei Leoni e parlo di quel Suh che ha calpestato un avversario in un match e si è fatto espellere. Non è la prima volta. Lui è' un tipo violento e questo non va bene. Vale in America come in Italia il discorso che ho fatto prima. Suh non si comporta mai bene, non mi piace affatto e porta negatività nella squadra, non mi interessa neppure valutare la sua qualità di gioco. Uno così deve stare fuori".

 

Cosa pensa del discusso Tim Tebow?

"Mi piace tantissimo, prima di tutto come persona. Rispetto il suo approccio alla religione e non mi dà affatto fastidio. Ognuno può comportarsi come crede se non lede i diritti degli altri. E poi, cari amici, è un vincente, c'è poco da fare. Ha trascinato i Gators quando era al college e ora ha fatto lo stesso con i moribondi Broncos. Denver è andata ai playoff, ha fatto una rimonta esaltante, è di nuovo un top team anche se avrà ancora molto da lavorare. E questo si deve a Tebow, il resto sono chiacchiere. Lo ammetto, per me Tim è il ragazzo che vorrei sposasse mia sorella: pulito, onesto, solare e un ottimo giocatore. E, ribadisco, non mi sogno di giudicare la sua fede, che ovviamente rispetto".

 

Ma i super tecnici Usa dicono che come qb non vale granché, che lancia malissimo e non sarà mai un top player...

"Innanzitutto penso che uno come Tim possa sempre migliorare nel corso della sua carriera tra l'altro ancora giovane, nella prossima stagione con un tutor come il mitico John Elway potrà lavorare sulla sua tecnica di lancio che, effettivamente, è deficitaria a livello Nfl. Ma poi corre benissimo, i compagni lo seguono, ha leadership e tempra e non è poco. Secondo me può crescere e molto e quindi fare bene".

 

Coraggio coach, ora dica chi arriverà al Superbowl.

"Mamma mia, nel football i pronostici sono fatti per essere smentiti. Pensate al dream team dei Philadelphia Eagles guidati da Michael Vick, non sono arrivati neppure ai playoff...O a Tampa Bay e Kansas City, dai quali mi attendevo molto di più. E chi si si sarebbe aspettato un super ritorno ai vertici come quello dei San Francisco 49ers? Mentre magari era più prevedibile un ottimo campionato dei New Orleans Saints del fortissimo Drew Brees. Ok non voglio temporeggiare e ci provo lo stesso: dico Green Bay Packers e New England Patriots. I primi sono i miei favoriti nonostante qualche buco in difesa colmato dalla straordinaria stagione di Aaron Rodgers. I secondi vanno sempre tenuti in considerazione perché dispongono del fuoriclasse dei qb, Tom Brady, uno che sa vincere".

 

Parliamo di lei. Cosa farà nel 2012 Brock Olivo?

"Ho appena firmato un contratto triennale per allenare i runnigback e gli special team di un college in South Carolina e sono felicissimo. Per questo ultimo incarico devo tutto a Joe Moglia, adesso head coach della stessa università, che ho conosciuto mesi fa quando svolgevo lo stesso ruolo a Omaha. E' un tecnico molto preparato ma soprattutto una persona etica, e poi è di origine italiana come me, un valore in più, no?".

 

Insomma un altro scalino verso la possibilità di allenare prima o poi in Nfl, no?

"Spero di sì, anche se, lo confesso e magari sembrerò un po' matto, ma non è quella la mia massima aspirazione".

 

No? Scusi Brock ma a cosa ambisce, allora?

"Il mio sogno vero e assoluto è quello di diventare head coach del mio college in Missouri. Se mai ci riuscissi, per carità cosa al momento difficilissima, giuro che la invito a passare un po' di tempo con noi, verrebbe?".

 

Che domande, certo.

"Affare fatto, allora. Si riparte da Coastal Carolina University, buon football a tutti e sempre forza Blue Team, la nostra Nazionale".

Arrivederci Brock, sportivo di cuore e valori per il quale la sua vecchia Università vale più di ogni altro traguardo.

Intervista tratta da: laRepubblica.it

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di Redazione
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