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LA POLEMICA

Paoletti: "De Laurentiis, cosa stai dicendo?"


Paoletti: 'De Laurentiis, cosa stai dicendo?'
18/06/2011, 16:06

Aurelio De Laurentiis si lancia sull’elogio ai “Giovanissimi” per la bella avventura nelle final eight di Chianciano Terme. “Sono orgoglioso dei ragazzi delle giovanili, vincere la finale sarebbe importante e sono soddisfatto per tutto ciò che hanno saputo fare.E’ nei nostri intenti un vivaio florido che possa dare al Napoli una struttura solida di giocatori allevati all’interno della società, proprio come ha fatto negli ultimi anni il Barcellona. Vogliamo seguire quel modello e creeremo un network di migliaia di giocatori da monitorare nel mondo. Crediamo molto nei giovani ed il lavoro svolto in questo primo settenato sta dando i suoi frutti”.
Giovedi sera i risultati: la Fiorentina purtroppo stravince  lo scudetto categoria Giovanissimi, rifilando al Napoli un secco 3-0. Il Milan battendo l’Empoli  vince lo scudetto categoria Allievi.
Primo dubbio: ma De Laurentis portasse sfortuna? Secondo dubbio: ma De Laurentis sa cosa dice quando lancia paragoni con il Barcellona?
Al riguardo la prima cosa che dovrebbe fare è una bella visita al Barcellona FC: in sede (elegante, accogliente, grandiosa); agli impianti sportivi (Camp Nou, Sarrià, Palasport, Palazzo del ghiaccio), alla cittadella dello sport (campi di allenamento e foresterie), al Museo Blaugrana (sito più visitato della Catalogna, anche più della Sagrada Familia di Gaudì) e per le Ramblas, chiedendo a tutti: cos’è il Barça?
Io l’ho fatto: nel 1984 da giornalista seguendo la ‘marcia di Diego verso Napoli’ e nel 1991 da Direttore Organizzativo e delle PR del Napoli, scoprendo che in Spagna oltre i vivai dei grandi Club c’è Fundacion Martorel ottimo esempio di Ente sociale capace di costruisce il futuro del calcio spagnolo e anche del Paese, preparando alla vita giovani di qualità.
Il Barça è “mes que un club”, come dicono in catalan. Più di un club, e i trionfi sportivi ne sono la diretta conseguenza.
Il Barça infatti fa parte della vita dei catalani, riempie la loro vita, realizza la loro vita: al fianco dei genitori con lo sport dei figli; dei giovani che crescono prima umanamente poi campioni praticando una delle tante discipline della Polisportiva; degli adulti che vivono il Barça riferimento sociale e istituzionale di Barcellona, della Catalogna, della Spagna.
Richiedo quindi, De Laurentis sa di cosa parla quando prende a paragone il Barcellona?
La domanda è decisiva per capire se il Presidente del Napoli è in preda ad una romantica aspirazione o utilizza uno strumentale inganno! Cosa che non può essere permessa a nessuno perchè tocca i sentimenti dei napoletani, la tasca dei napoletani, il quotidiano dei napoletani.
E prima di far capire a tutti con cosa si misura De Laurentis, bisogna dire chiaro che i risultati sportivi non piovono dal cielo ed un settore giovanile di una società calcistica non fiorisce per opera e virtù dello Spirito Santo.
Adesso un po’ di numeri per un realistico parallelo.
Il Barcellona FC ha 172.000 soci. E’ l’azionariato sociale più grande al mondo. Sport + Market nel 2010 ha stimato 57,8 milioni di tifosi. In Spagna (non in Catalogna) il 25% della popolazione (non dei tifosi) dichiara di tifare Barcellona. Nel 2008 Forbes, autorevole rivista americana, ha quotato il club con un valore di 784 milioni di dollari. E’ il secondo fatturato al mondo con 398 milioni di euro l’anno. ISSC, l’Istituto di Sport e Statistica del Calcio, ha valutato il Barça miglior club del Mondo dal 1991 al 2009.
La S.S.C.Napoli supera di poco i 10.000 abbonati. Demos&Pi nel settembre del 2010 ha detto che è il 4° club italiano per numero di tifosi, ma senza cifre. Nel 2011 Deloitte posiziona il Napoli al 6° posto in Italia per fatturato (111 milioni di euro), al 28° in Europa. L’utile di bilancio al 30.06.2010 è di 343.000 euro.
Gli introiti del Barça arrivano da: 97,6 milioni da stadio, 178,1 da diritti tv, 122 da commerciale.
Gli introiti del Napoli arrivano da: 17,2 da stadio, 48,2 da diritti tv, 20,9 da commerciale.
La bacheca del Barcellona vanta: 21 titoli di Liga, 25 Copa del Rey (record), 2 Copa del Liga (record), ) Supercoppe di Spagna (record).  I titoli internazionali sono: 4 Coppe dei Campioni/Champions, $ Coppe delle Coppe (record), 3 Supercoppe Uefa (record spagnolo), 1 Coppa del Mondo per Club.
La bacheca del Napoli (che De Laurentis ha ereditato) vanta: 2 Scudetti, 3 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, 1 Coppa Uefa.
La cantera del Barça. E’ uno dei migliori vivai del mondo, senza bisogno di medagliere. Pep Guardiola cresciuto proprio nelle giovanili, ex giocatore ed ora allenatore della prima squadra, schiera 7 Campioni del Mondo con la Spagna in Sudafrica, usciti dalla cantera blaugrana: Victor Valdes, Puyol, Piquet, Xaxi, Iniesta, Pedro, Messi. Bojan Krkic – nel mirino della nuova Roma – è il più giovane della rosa a soli 20 anni. Andrà all’estero come già successo a molti suoi compagni delle giovanili, ad esempio: Fabregas (Arsenal), Arteta (Everton), Thiago Motta (Inter). Messi è già al 2° Pallone d’Oro, con Iniesta e Xavi hanno riempito il podio 2010.
Il settore giovanile del Napoli. Vanta 1 Torneo di Viareggio (1975), 1 Scudetto Primavera (78/79), 1 Coppa Italia Primavera (96/97), 4 titoli Allievi e 1 Beretti LNP (2011, l’unico targato De Laurentis). Il Napoli ha vinto il suo primo scudetto, con 7 delle giovanili in rosa: Ferrara, Carannante, Volpecina, Caffarelli, Celestini, Muro, Puzone. Risultato voluto da Ferlaino e realizzato grazie ad allenatori di prima grandezza e grande talento come Mario Corso e Angelo Sormani, Riccardo De Lella e Giovanni Lambiase quando esisteva ancora il NAGC. Di quel lavoro, in 7 anni, De Laurentis non ha ripreso ancora nulla se fino a quest’anno la Primavera non paertecipava neanche al Viareggio ed i fondi destinati al settore giovanile non arrivano a 50.o000 euro.
Per scommettere sui giovani bisogna avere: strutture moderne, grandi maestri prima che allenatori, ottimi modelli cui ispirarsi e blasone tale da consentire di far crescere e affermare i giovani. Il Napoli ne ha sempre avuti: da Sallustro a Jeppson, da Amedei a Vinicio a Sivori e Altafini, Zoff e Juliano, Maradona e Careca. Con De Laurentis il Napoli ha cancellato la presenza di Campioni, puntando su comprimari giovani e poco costosi.
Per chiudere la riflessione più importante.
Diversamente dall’attuale Napoli, fuggito al 35,30o0 Km della statale Domitiana di Castel Volturno (area ad alta densità malavitosa), il Barcellona è organizzato e gestito su uno stile-strategia politico-sociale. E’ l’entità in cui si riconosce l’intera Catalogna e svolge una funzione rappresentativa dei valori catalani. Lontana da interessi privati di impresa la vita sociale è impostata alla massima democrazia chiamata ad eleggere e delegare periodicamente il Presidente su un programma preciso sportivo e culturale.
Il Barça, infatti, è uno dei 4 club spagnoli a non essere Sociedad Anonima Deportiva ed è gestito direttamente dai soci.
Il Napoli invece è affidato a Roma Fides, Finanziaria fiduciaria di Unicredit, col compito di coprire l’effettiva proprietà, senza che De Laurentis abbia mai spiegato il perchè. Insistendo invece ripetutamente sulla misson di impresa – cioè di profitto – unica di suo interesse.
La tessera di socio del Barça è stata tenuta anche da Giovanni Paolo 2°, socio n° 180.000. Dagli anni 80 il club è impegnato a sostenere l’Unicef finanziando la lotta alle droghe con Proyecto Hombre.  Nel 2005 ha organizzato il primo incontro tra rappresentative di Israele e Palestina al Camp Nou. Dal 2006 versa lo 0,7% del fatturato annuale a Unicef e versa 1.5 milioni l’anno all’ONU. Per solidarietà ha cambiato la sua storia mettendo una scritta sulla maglia, cosa assolutamente vietata dallo statuto sociale e nel contratto di David Villa c’è una clausola antirazzista che punisce ogni forma di discriminazione.
Altro che giustificare chi sputa in faccia mentre gioca, come fatto con Lavezzi!
Un settore giovanile non è un ramo d’azienda, è un palestra di vita capace di formare campioni. Per riuscirci servono soldi e competenze, ma sopratutto una storia e una visione di vita e dello sport che questo Napoli – per sua stessa ammissione – non ha e non vuole.
Per comprare un talento bastano capirci di calcio e soldi. Il Milan ne spende 6,8 milioni per la metà di El Sharaawy, allevato dal Genoa. E per guadagnare con i giovani basta copiare l’Udinese, senza scomodare paragoni assurdi.
Il Napoli facesse almeno questo. Basta con le dichiarazioni ad effetto, come ben sa caro Aurelio “cca nisciuno è fesso”!

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di Roberto Russo
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