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SCRIVE ANTONIO CORBO

"Passa il Napoli. Mancini, fattene una ragione"


'Passa il Napoli. Mancini, fattene una ragione'
08/12/2011, 09:12

Due a zero, con il classico risultato all’inglese il Napoli spegne il Villarreal di insospettate risorse in Spagna e rimanda al terzo posto del terribile girone A il Manchester City. Se ne faccia una ragione Roberto Mancini, allenatore italiano degli inglesi. Ha spiegato il suo ottimismo l’altro giorno giurando che la sua squadra «è più forte del Napoli». Non basta. Ma che sa del Napoli lui? Conosce i suoi travolgenti finali? La sconfitta nel confronto diretto vale qualcosa, l’ha già dimenticata? Sarà meno ricco, non ha un emiro alla presidenza, ma la Champions aspetta tra le sedici migliori squadre d’Europa chi ha più ingegno e cuore, chi sa ribaltare in successo anche la più incerta delle partite.
E' stato il Napoli a creare il tema della vigilia. L’allarme lanciato dal presidente su presunti premi a vincere vagamente attribuiti a «principi o sceicchi», con allusione non certo velata all’emiro che finanzia il Manchester, aveva già irritato il Villarreal. L’allenatore Garrido, come usa anche in Italia, ha diffuso e gonfiato i sospetti per ricaricare la sua squadra, precipitata nell’inattesa crisi autunnale ma pur sempre a livelli di decoro. Perché sottovalutarla? La Champions poi ha una musica che eccita come serpenti a sonagli anche giocatori depressi. De Laurentiis forse per giustificarsi ha spiegato meglio nelle ultime ore la sua precedente impennata, confermando le voci. «Qualcosa mi è arrivato all’orecchio, dovevo stemperare».
Niente di meglio per dare un senso all’orgoglioso club spagnolo, già umiliato dai suoi, mancavano al “Madrigal” molti dei più assidui tifosi. Ieri prevaleva l’azzurro fuori campo. In campo no, ma solo nel primo tempo e poco più. Forse il Napoli si aspettava avversari più deboli, si è sdraiato nell’attesa su parole grosse, «giochiamo per la storia», quanta retorica, la partita richiedeva subito tensione, umiltà, applicazione.
Si spiega così il primo tempo contraddittorio, con fiammate appena la squadra impone un ritmo più alto, ma anche con pause, il Napoli si adegua al ritmo dell’esperto Marco Senna, dominatore del centrocampo. Poco coeso, quasi mai corto, disperso su spazi eccessivi, il Napoli opera a maglie larghe e con lanci lunghi. Il segnale lo dà Cannavaro, quando cerca nei ricordi del suo idolo Ruud Krol soluzioni improbabili per scavalcare il centrocampo e raggiungere le punte. La difesa a 4 alta del Villarreal promette complicità agli inserimenti di Hamsik e Lavezzi. Basta accelerare. Ma ci vuol tempo, basta attendere gli spunti fulminei delle ripartenze. Il Napoli con Maggio sulla destra disturba Oriol, non fa altrettanto Zuniga, preferito a Dossena perché garantisce migliore copertura. Ma Zuniga moltiplica tentativi di dribbling, è lezioso nella proposta, confuso nell’interdizione. Con Dossena il Napoli acquista invece profondità anche a sinistra, peccato. Ma Mazzarri esita nei cambi, è forse troppo teso, al punto di subire l’espulsione, davvero triste in Champions. Non basta la cravatta per mitigare i furori del tecnico a suo agio quando si sbraccia con la rituale camicia bianca quattro stagioni. Dategli tempo.
L’uscita di Mazzarri provoca la reazione. Ingiusto attribuire alla sua assenza il cambio di ritmo e la maggiore aggressività, Niccolò Frustalupi passato intanto al comando allenta le briglie proprio per assecondare le improvvise, poderose cavalcate. Bene Frustalupi. Il Napoli si fa notare subito: ha il dominio del gioco, eleva il ritmo e si piazza per conquistare la palla respinta con affanno dai difensori Musacchio e Zapata dal centro, Oriol e Angel Lopez dai lati, ma anche da Bruno Soriano e Senna, il tandem centrale costretto a ripiegare. Proprio su una seconda palla Inler, finora inferiore al più dinamico Gargano, indovina la bastonata sul capo del Villarreal e di riflesso sul Manchester City, smorzandone i precoci entusiasmi.
Si sentiva già negli ottavi di Champions la formazione di Roberto Mancini amministrando un Bayern non irresistibile. È un finale stile Napoli. Grande cuore ma anche ingegno. È la squadra che ritrova dopo un’ora di grigiori risorse, distanze, sentimenti. La difesa non ha più paura, Aronica con Cannavaro e Campagnaro frustrano ogni velleità spagnola, intervenendo con coraggio pari a scaltrezza. Crescono Inler e Gargano, si rivedono Lavezzi e un po’ meno Cavani, ma è Hamsik dall’alto dei suoi ricordi, già due gol al Villarreal, che segna il terzo. E spedisce i dirigenti a Nyon, appuntamento a mezzogiorno del 16 dicembre, per il sorteggio Uefa. Addio girone A, terribile girone, liquidato anche il Villarreal, avanti un altro.
FONTE: ANTONIO CORBO PER “REPUBBLICA”

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