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Come e quando il mondo del calcio dovrà adeguarsi

Perchè la battaglia di Aurelio De Laurentiis è eroica e rivoluzionaria

Il modo per "rieducare" calciatori e procuratori

Perchè la battaglia di Aurelio De Laurentiis è eroica e rivoluzionaria
29/06/2011, 22:06

L'Italia, da un punto di vista socio-opinionistico-economico è un paese veramente strano e per questo, se volete, molto affascinante da analizzare. L'Italia, a dire il vero, è un paese decisamente anomalo soprattutto quando si deve ragionare di calcio e, in particolare, di calcio e dei miliardi di euro (di debiti) che ruotano intorno al settore. Le stesse persone che dicono di odiare Silvio Berlusconi ed i suoi metodi para-mafiosi di governo, ad esempio, poi rimpiangono Luciano Moggi e quella calciopoli la cui esistenza è stata oramai provata e straprovata. Gli stessi focosi difensori dei diritti degli operai Fiat che si vedono diminuire il salario ed aumentare gli orari di lavoro per essere più “competitivi con il mercato globale” ed “ammortizzare la crisi”, poi si spendono in accorate quanto ottuse battaglie per sostenere un ridicolo e folle fanboysmo che giustifica gli stipendi faraoinici, le odiose speculazioni ricattatori ed i privilegi folli ed inaccettabili di calciatori e procuratori.
Insomma: la nostra pare essere una società che non riesce ad essere compatta e coesa nemmeno quando c'è semplicemente da far la guerra ai prepotenti ed ai sistemi ipersballati che ingozzano i già "obesi" e lasciano con poco o nulla i già anoressici "cittadini comuni". Nella folla dei confusi tuttologi, c'è addirittura chi si preoccupa dello stile di vita che i giocatori di pallone che militano in serie A, solitamente pensionati prima dei 40, potranno mantenere una volta appese le scarpette al chiodo. Preoccupazione del resto più che plausibile visto che, in media, un giocatore del massimo campionato, durante la sua “breve” carriera, riesce a racimolare “appena” 15-20 milioni di euro (netti) e quindi a versare i relativi contributi con tanto di generosa “pensione”.. Preoccupazione che diviene addirittura sacrosanta se si pensa, inoltre, che quasi tutti i giocatori minimamente quotati, finito di correre su di un campo di calcio, cominciano a sedersi su importanti e ben remunerate panchine, a fornire pessime telecronache o superflue opinioni nei vari talk show televisivi o, nel peggiore dei casi, a fare da consulenti, talent scout, dirigenti sportivi e chi più ne ha più ne metta. Insomma: che uno stipendio di 1000 euro netti al mese venga portato a 800 è accettabile e dovuto “alla crisi” ed al “mondo globalizzato”; che un presidente come De Laurentiis decida di dire basta a questa follia iper-capitalista e biecamente speculativa che avvelena il calcio moderno è invece ragione di scandalo. Il presidente del Napoli, difatti, sarebbe “tirchio” e vorrebbe solo “guadagnare sulle spalle dei tifosi”. Ma siamo sicuri? E i giocatori che firmano contratti triennali e quinquennali ed ogni sei mesi, anche se non hanno concluso nulla di eccelso, pretendono ritocchini al rialzo? E i procuratori che malconsigliano i propri assistiti spedendoli in Russia per qualche prebenda in più? E quei semi-campioni non ancora abbastanza continui nel rendimento che, lotani da Napoli, lanciano segnali d'amore a squadre come il Milan? Siamo sicuri che sia Dela ad essere pidocchio e non questi personaggi ad aver perso il senno e a sputare ogni giorno su tifosi e privilegi che il destino (o Dio, per chi ci crede) ha donato loro? Possibile che il tifoso italico medio sia così miope e così accecato dalla proprio credo? Il patron di un club oramai considerabile tra i big d'Europa tenta di cambiare le (assurde) regole del gioco fuori dai campi e di non farsi più mettere sotto da quelli che sono “dipendenti” strapagati e stratutelati e, tutto quello che si sa fare, è tentare di crocifiggerlo o di dipingerlo come un insopportabile pidocchioso? Nel paese degli assennati, a modesto avviso dello scrivente, l'imprenditore avaro è quello che taglia i già miseri ed insufficienti stipendi dei suoi lavoratori portandoli sul lastrico e non certo quello che, con tanto orgoglio ed un pizzico di presunzione, fa capire ad un Mimmo Criscito qualsiasi che può vivere benissimo con 1,7 milion di euro l'anno e che deve sentirsi fortunatissimo per la proposta ricevuta e l'opportunità avuta.
Per questa e per un milione di altre ragioni, la “cura De Laurentiis”, dovrebbe essere adottata da tutti gli altri patron iper-indebitati che da anni si genuflettono ai perpetui ed intollerabili ricatti di mercenari travestiti da sportivi ed avvoltoi travestiti da manager. Tutto il mondo sta pagando la crisi globale ed è giusto che, anche i super-privilegiati e super-coccolati abitanti del pianeta calcio, si rendano conto che volere più del tanto (troppo) che già hanno rappresenta non solo un'offesa gravissima agli stessi tifosi che li osannano ma, in termini meramente economico-finanziari, una richiesta scellerata ed ingiustificata. I goffi ed incoscienti sostenitori del liberomercatismo, difatti, dovrebbero spiegare senza mirror climbnig come, un Criscito, garantirà allo Zenit introiti superiori ai quasi 6 milioni di euro annui (lordi) che costa. In quanti compreranno la sua maglietta, un abbonamento pay tv o andranno allo stadio solo ed esclusivamente per vedere lui? Come il copioso capitale investito nel nuovo “dipendente” sarà recuperato dai giochi del libero mercato? In altri termini: come Mimmo Criscito o un pinco pallo ad egli euiparabile per avarizia e supervalutazione, riuscirà a non rappresentare un investimento a perdere per il proprietario della società calcistica? Ai sedicenti esperti l'ardua risposta. Ai tifosi più lucidi, la riflessione.

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di Germano Milite
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