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Serve più esperienza ai nostri giovani

Più coraggio con i giovani: arriva il rinnovo di Insigne?


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Più coraggio con i giovani: arriva il rinnovo di Insigne?
20/06/2013, 12:37

Perché l’Italia ha perso l’Europeo under 21? La risposta l’ha data Devis Mangia (ma l’avrebbe potuta dare qualunque appassionato) ed è davvero semplice: per mancanza di esperienza. La Spagna si è dimostrata, una volta di più, fortissima anche a livello giovanile, ma la differenza l’ha fatta soprattutto il diverso grado di esperienza dei ragazzi iberici rispetto ai nostri azzurrini.

Francesco Bardi, portiere, è dell’Inter ma gioca nel Novara, in Serie B; De Gea, portiere, fa il titolare al Manchester United. Regini, Caldirola e Donati giocano rispettivamente nell’Empoli, nel Brescia e nel Grosseto; Montoya, Bartra e Moreno accumulano presenze con Barcellona, Barcellona B e Benfica. E se ci spostiamo a centrocampo, solo Verratti regge il paragone con Thiago Alcantara e Isco.

Negli altri campionati, nelle altre nazionali, si punta sui giovani, si fanno crescere e ci si costruiscono squadre vincenti. Anche così si spiega, ad esempio, la crescita fenomenale del calcio tedesco (basta vedere la media d’età del Borussia Dortmund vice-campione d’Europa).

In Italia no. Nel nostro campionato i giovani si fanno crescere (quasi) solo in Serie B dove restano fino a 22-23 anni almeno, tranne rarissime eccezioni. I nostri ragazzi non fanno esperienza internazionale prima di troppa gavetta, arrivano in Champions o Europa League 2-3 anni dopo rispetto ai giovani calciatori del resto d’Europa.

Una delle poche eccezioni è rappresentata da Lorenzo Insigne che un po’ di spazio nel Napoli di Mazzarri l’ha trovato e con Benitez, si spera, potrà trovarne ancora di più. A breve i procuratori del talentino azzurro si incontreranno con il ds Bigon per mettere nero su bianco quel prolungamento contrattuale fino al 2018 promessogli da De Laurentiis. Probabilmente si parlerà anche del più piccolo degli Insigne. E magari, per una volta, si farà una scelta coraggiosa: invece di mandare Roberto in Serie B, provare a lanciarlo, con intelligenza, direttamente in prima squadra.

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di Elisa Manacorda
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