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IL PENSIERO AZZURRO

Provarci


Provarci
22/03/2010, 11:03

 
Noi che vorremmo una squadra offensiva, e che forse ne capiamo troppo poco per aspettarci una formazione sempre e comunque modellata su quella degli avversari, abbiamo spesso caldeggiato un cambio di modulo per il Napoli. Si sa, siamo tifosi: e i tifosi si divertono quando la squadra per la quale provano l’immenso, unico amore vince.
Da queste pagine spesso abbiamo caldeggiato un diverso atteggiamento, soprattutto da quando è iniziato questo difficile girone di ritorno, fatto di pochissime vittorie, moltissimi pareggi e qualche preoccupante sconfitta. Abbiamo visto che i ragazzi hanno fiato e voglia, ci mettono tutto quello che hanno; che il mister è il grande motivatore che conosciamo, e sa leggere le partite come pochissimi altri. Che mentre le altre squadre cominciano a contare infortuni gravi e squalifiche, i nostri tutto sommato reggono, e salvo qualche imprevisto comunque arginabile (Grava, Lavezzi) e un mistero glorioso (Santacroce) non accusiamo assenze di quelle che cambiano faccia a una compagine, come ad esempio quella di Mutu a Firenze. Ma ugualmente non si vince più.
Abbiamo cercato una spiegazione, reperendola nel fatto che gli avversari hanno alla fine preso le misure al Napoli; lasciare il pallino del gioco a centrocampisti orizzontali e prevedibili, affidarsi a ripartenze veloci che mettono in difficoltà centrali statici e collocare una seconda punta tra le linee, per prendere la nostra difesa d’infilata.
Abbiamo cominciato a pagare la mancanza di duttilità, il non avere riserve in grado di sostituire con diverse caratteristiche titolari in chiara involuzione tattica più che atletica. Hamsik ha smesso di essere decisivo, Quagliarella e Lavezzi hanno mostrato i propri limiti realizzativi, peraltro desumibili dai dati delle loro carriere, e Denis, unico in rosa per tipologia di prima punta fisica, non è evidentemente adatto a classifiche d’alta quota.
Questo è perciò uno di quei momenti in cui l’allenatore deve cambiare pelle alla propria squadra; deve far sì che gli avversari, che ormai hanno chiarissime le falle del Napoli, non ne possano approfittare. In poche parole, deve ricorrere a un altro modulo. Lo abbiamo invocato in tanti, pur nella consapevolezza dei gravi limiti di una rosa già ampiamente lacunosa e indebolita colpevolmente a gennaio, con le partenze di Contini e Datolo (ma anche di un ragazzo, Insigne, che ha ben due anni in più di quel Babacar che tanto sta dando alla Fiorentina) e l’arrivo di un Dossena che non vedremo in condizioni accettabili prima della prossima stagione.
Finalmente Mazzarri a Milano ha cambiato modulo. Non lo ha fatto nel modo che avremmo voluto, proponendo una squadra schiacciata indietro e modellata a uomo sugli avversari; ma ha cambiato modulo. Si giocava contro il Milan, che doveva vincere per affermarsi in testa alla classifica e superare gli odiati cugini nerazzurri; erano determinati a conquistare l’intera posta e oggettivamente mettevano paura. Ma mancavano di uomini fondamentali, Ambrosini, Nesta, Gattuso, Borriello, dopo pochi minuti anche di Pato.
Noi abbiamo messo in campo tutti i centrali a disposizione, lasciando al solo Campagnaro licenza di superare la metà campo quando fosse stato proprio necessario, e mai finché Pato era in campo. Proprio l’argentino, in licenza molto temporanea nell’altra area, ha messo in rete il pallone del vantaggio.
E’ un’opinione personale: ma sono e resto convinto che, con un po’ di coraggio e più convinzione, in quel momento si poteva assestare ai rossoneri il colpo che li avrebbe messi a terra. Gli agognati spazi per Lavezzi e Quagliarella si aprivano, e il vecchio Favalli, pure mezzo acciaccato, non dava a Thiago Silva il necessario appoggio. Noi invece ci siamo acquattati indietro, in attesa del colpo che puntualmente poi è arrivato. E solo grazie a un fantastico De Sanctis, che pure sul gol di Inzaghi non era apparso esente da colpe, siamo riusciti a non uscire a mani vuote da San Siro.
Mi chiedo: un quattro quattro due normale, con la sovrapposizione degli esterni e un regista di ruolo, col pressing alto e cross per una punta centrale, lo vedremo mai? Per la prima volta, nelle interviste del post partita, Mazzarri ha ammesso che la squadra, che ha cominciato a condurre in corsa prendendola in un momento di evidente difficoltà, non è come l’avrebbe fatta. Che alcuni uomini mancano, in primis una punta da doppia cifra stabile e centrocampisti con vocazione offensiva e capaci di tenere palla e fare gioco.
Noi diciamo che sarebbero utili anche calciatori con caratteristiche diverse, in grado di consentire all’allenatore di cambiare modulo anche nella stessa partita. E diciamo anche che l’occasione europea, checché ne dica il presidente, è da afferrare per proporre una crescita che appare più che mai necessaria.
I campioni vanno nelle squadre ambiziose, che giocano per trofei prestigiosi, e chiamano altri campioni. Il Napoli ha bisogno dell’Europa, senza se e senza ma. Meglio sarebbe la Champions, ovviamente; ma, come i prossimi avversari bianconeri insegnano, anche l’altra è un cammino difficile e prestigioso e perciò affascinante.
Presidente, non se ne privi; non ce ne privi. Basterà convincersi a provarci, e provare a convincersi.
 

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di Pensiero Azzurro
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