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L'EDITORIALE

Qualche Domanda


Qualche Domanda
13/09/2010, 16:09

Una volta sbollita la tempesta di emozioni seguita al rocambolesco pareggio casalingo col Bari, il tifoso si pone alcune domande.

La prima: che squadra è, questo Napoli?

Dovrebbe essere nettamente in vantaggio di condizione rispetto a Fiorentina e Bari, e invece in entrambi i casi è sembrata in evidente debito atletico nei confronti di avversarie che hanno iniziato in ritardo la preparazione. Dovrebbe avere valori tecnici superiori rispetto ai viola, privi di Mutu e Jovetic e perdenti a Lecce, e ai galletti pugliesi, che hanno il dichiarato obiettivo di una onorevole salvezza, e invece ha sbandato paurosamente di fronte ai fraseggi e alla velocità degli avversari, sia a Firenze che in casa. Dovrebbe avere ambizioni forti e una salda determinazione a raggiungere risultati superiori a quelli dell’anno precedente, e invece sembra balbettare e non in grado di prendere l’iniziativa di puntare con decisione alla porta nemica, tanto che in entrambe le partite che hanno dato inizio alla stagione tra i migliori in campo c’è stato il portierone azzurro (che Dio lo conservi a lungo in questo stato di forma).

La seconda domanda: il Napoli è più o meno forte dell’anno scorso?

Cavani è  sicuramente un campione, in possesso di tutti i numeri del fuoriclasse assoluto; Lavezzi gioca con la consapevolezza di una leadership non più in discussione, con uno spogliatoio omogeneo e compatto dietro di lui; gli acquisti sono organici al gioco di Mazzarri, anche se il ritardo degli arrivi non ha ancora consentito al mister di metterli in campo come (presumibilmente) vorrà; la rosa è stata adeguatamente sfoltita e, finalmente, non si dovrebbero più vedere musi lunghi (e lo stesso monte ingaggi è calato in modo consistente).

Eppure è  innegabile che siano stati ceduti tra gli altri quattro elementi che, prima dell’esperienza azzurra e subito dopo, sono o sono stati nelle rispettive nazionali (Datolo e Denis, Quagliarella e Cigarini); che la politica dei giovani che ha portato all’acquisto di Dumitru, un interessantissimo prospetto, non ha trovato riscontro nelle frettolose cessioni di Ciano, Palumbo etc.; che alcuni reparti come il centrocampo (quattro uomini contati per due posti, con Pazienza acciaccato e Blasi come sempre molto incline a farsi buttare fuori o almeno ammonire in ogni partita giocata) sono incompleti e altri, come la difesa, mal integrati (alzi la mano chi ritiene Cribari più forte di Rinaudo).

Terza domanda: la squadra è adeguata a combattere su tutti i fronti?

In campionato e nelle coppe si va avanti con i valori atletici, tecnici e con una forte coesione di tutte le componenti ambientali. Legittime le perplessità sui primi due fronti (vedi sopra), incomprensibili sul terzo fattore. Un pubblico rinomato e famoso per il proprio calore e per l’amore incondizionato per la propria compagine anche negli anni bui della serie C ora è freddo, polemico, numericamente scarso: perché? La società si dovrebbe interrogare sui prezzi altissimi a fronte di una scadente offerta in termini di sicurezza, confort e spettacolo al San Paolo; sulle esternazioni spesso incoerenti di un presidente troppo lontano dal proprio popolo; su scelte impopolari, poco redditizie e sbagliate come le amichevoli a pagamento in TV; sull’incapacità di condividere con la stampa e quindi con i tifosi il programma tecnico e le scelte sul mercato, proprio da parte di chi asserisce di fare della comunicazione l’aspetto fondamentale del proprio modo di operare nel calcio e fuori.

E’ presto, troppo presto per prendere una posizione o l’altra: bisogna aspettare che gli acquisti si integrino, che la squadra assuma nuove consapevolezze, che il campionati tiri fuori i valori veri. Se Sparta piange, le varie Atene non ridono certo, anche se una risicata vittoria e una rovinosa sconfitta (Genoa, Milan) danno comunque più punti di due pareggi. Ma è anche vero che tardare a prendere provvedimenti, testardamente insistendo su uomini e tattiche che mostrano la corda, potrebbe incanalare la stagione su binari molto, molto sbagliati. 

 

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di Maurizio de Giovanni
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