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IL CASO

Quando il boss ordinò:"Portatemi Balotelli"


Quando il boss ordinò:'Portatemi Balotelli'
03/08/2011, 09:08

Era latitante da qualche mese,ma volle comunquef arsi «passarelo sfizio» di conoscere l’eterno golden boy del calcio che conta. Era ricercato dalle forze dell’ordine per un’ipotesi di associazione camorristica, ma il suo stato di latitante nongl iimpedì di rinunciare a un capriccio tutto personale: avere al proprio cospetto il calciatore Mario Balotelli, un anno fa ancora interista prima di passare con il «City» di Roberto Mancini. Ordine perentorio firmato Antonio Lo Russo, figlio del boss oggi pentito Salvatore ’o capitone, quel ragazzo dall’espressione corrucciata diventatofamosoperlefotocheloritraggono a bordo campo in alcune partite casalinghe del Napoli nella stagione2009/2010. Oggi, a raccontare il presunto incontro tra Balotelli e Lo Russo jr sono due collaboratori di giustizia. La loro testimonianza è stata depositata qualche giorno fa dinanzi al Tribunale del Riesame nel corso dell’inchiesta sul presunto riciclaggio di denaro sporco in attività di ristorazione mess einpiedi nel centro di Napoli. I due pentiti si chiamano Biagio Esposito e LucaMenna,due ex boss del narcotraffico che la scorsa estate decidono all’improvviso dicollaborare con la giustizia. Danno l’input decisivo in alcune operazioni di polizia giudiziaria, poi raccontano la storia di Balotelli a Napoli, dei suoi contatti con il territorio partenopeo, dei suoi accompagnatori nelgiro traSecondiglianoeScampia.E chiamano in causa il rampollo dei Lo Russo che decise di «farsi portare» Balotelli, di farselo condurre al suo cospetto. Una sorta di via libera prima di autorizzare il tour dell’attaccante per le vie dello spaccio di droga, tra zombie di periferia e piazze di spaccio controllate da vedette e sentinelle della camorra. Sul punto ci sono versioni divergenti, tutte finite agli atti dell’inchiesta culminata nei sequestri di alcuni locali del lungomare. Partiamo dall’ultimo atto istruttorio, dall’ultimo verbale, vale a dire dal racconto del boss pentito Biagio Esposito: «Quella passeggiata di Balotelli a Scampia nacque nell’occasione in cui AntonioLoRusso,venuto a conoscenza della presenza del calciatore presso il ristorante di un loro amico, per incontrarlo chiese che venisse portato al suo cospetto». Parole messe agli atti di una informativa della Dda di Napoli depositataal Riesame,amargine delle indagini condotte dalla Dia del primo dirigente Maurizio Vallone.Paroleche chiamano in ballo-anche se indirettamente - l’imprenditore Marco Iorio, il titolare del ristorante frequentato da Balotelli, a sua volta giunto a Napoli per una manifestazione di sport e spettacolo di finec ampionato.Sul punto,a luglio del 2010, era stato ascoltato lo stessoIorio,chesieralimitatoadichiarare di aver provveduto personalmente ad accompagnare Balotelli a Scampia, dopoche il calciatore glieneaveva fattoesplicitarichiesta.Versione rafforzata di recente dallo stesso Balotelli, che ha dichiarato diessersimossosolopercuriosità sociologica, permettere a fuoco le condizioni di vita nelle ormai famigerate «piazze» della Gomorra napoletana. Altra storia invece quella raccontata da Luca Menna e BiagioEsposito, quest’ultimo sentito di recente dai pm Sergio Amato e Enrica Parascandolo: fu un capriccio di Antonio Lo Russo, un ordine dell’aspirante bossd opo aver appreso (su per giù in tempo reale) che il futuro asso del Manchester pranzava sul Lungomare, ìseduto,«al ristorante di un loro amico»
fonte:Il Mattino

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di Redazione
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