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Quattro chiacchiere con Barry Rivellini


Quattro chiacchiere con Barry Rivellini
02/08/2012, 15:27

 

Barry Rivellini è un personaggio che sprizza da ogni suo poro sana passione per il motociclismo. Ventuno anni di competizioni alle spalle, un presente fatto di corsi di guida, e nel futuro una certezza, la moto: “I – spiega il bergamasco – momenti agonistici più felici sono legati alla Sbk a cavallo tra gli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90. In quel periodo con una moto di serie, così come usciva dalla concessionaria, si poteva aspirare a fare bei risultati. Andavo forte sul bagnato ed al Mugello ho colto la vittoria più bella, sotto il diluvio”. Vittima di un brutto incidente, Rivellini ha avuto la forza di rialzarsi e tornare in sella: “Nonostante – racconta – fossi immobilizzato in un letto, non ho mai pensato di mollare la moto. Praticamente ricominciai prima a guidare, poi a camminare. Fondamentale è stato il sostegno morale degli amici”. Uno dei vanti di Barry è il DisMo: “Disabili in moto – ricorda – è stato un bellissimo progetto. Fu ideato per aiutare i conduttori disabili ed è stato gratificante vestire i panni di istruttore, redattore di giornale, organizzatore. Fui in grado di portare in pista persone che con la tecnica sopperivano alle loro mancanze; andavano così forte che era impensabile che mancavano di arti come un braccio o una gamba”. I progetti per i prossimi mesi sono numerosi: “Abbiamo – svela – inviato una proposta ad un autodromo campano che è stato di recente rinnovato, che qualora fosse accolta, permetterebbe di portare al Sud lo spirito della Passion&Profession. Ovunque operiamo, lo spirito che ci contraddistingue è offrire massima professionalità a costi sostenibili. Si risparmia sui costi ma non sulla sicurezza”. Il ruolo di istruttore di guida piace molto all’eccentrico centauro: “Adoro – sottolinea – tutto di questa figura. Vedere gli enormi ed inaspettati progressi in chi non immaginava di poter imparare tanto in una sola giornata vale molto. Agli allievi cerco di trasmettere il messaggio che la moto non è un animale da domare, ma un attrezzo da conoscere e gestire con le giuste tecniche ed allenamento. Il tutto deve essere fatto per gradi. Andare in moto è un po’ come suonare uno strumento; bisogna partire dai solfeggi prima di suonare una canzone”.

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di Alfredo Di Costanzo
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