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IL CONFRONTO

Repubblica: Napoli contro l' "Inter d'Inghilterra"


Repubblica: Napoli contro l' 'Inter d'Inghilterra'
21/02/2012, 12:02

Il Napoli gioca contro l’Inter del calcio inglese. Un club ricco e impossibile. Spende, spreca, sbanda. È carico di prestigio, di ambizioni, ma anche di anni. La media supera i trenta. Frank Lampard vorrà misurarsi con Marek Hamsik: 33 contro 24, vi dice niente? Nel duello di centrocampo si riflettono forse anche Napoli e Chelsea. Una società che a sette anni dalla C1 è già agli ottavi di Champions, che lancia fasci di luce nuova dall’Italia schierando tre assi in un formidabile e ancora giovane congegno offensivo, che dimostra al governo del calcio europeo come possa vincere chi sa fare impresa. Il Chelsea è agli antipodi di De Laurentiis nello stile di gestione: le sue sofferenze mettono in bilico l’allenatore Villas Boas, in realtà segnano gli errori di mercato del club e a largo raggio i limiti di un calcio che si è invaghito di sceicchi e spregiudicati finanzieri. L’Inghilterra arranca. Dall’Italia Udine e Napoli insinuano un dubbio: si può produrre buon calcio programmando piuttosto che sparando cifre? Se la domanda è fondata, il Chelsea ha già perso. Comunque finisca stasera e il 14 marzo, è un club che assiste al suo tramonto senza capirne le cause. Che pensa dei 33 anni di Lampard, dei 31 di Ashley Cole che rischia di incrociare la frenesia di Lavezzi, dei 33 di Drogba, dei 58 milioni al Liverpool per rilevare Fernando Torres, l’attaccante sostituito da un disperato Villas Boas sabato a Birmingham? L’illusoria realtà del Chelsea ha una metafora proprio in Drogba, l’ivoriano che il 9 dicembre scorso solennemente promise al petroliere russo Abramovich la Champions 2012. Bravo. Seppe accendere la fantasia anche nello smaliziato magnate russo, rotto ad ogni esperienza. Abramovich pensava davvero che Drogba volesse sostenere club e allenatore appena schiodato dal Porto con una penale 11 milioni di euro. Il gigante della Costa d’Avorio salvò invece il suo contratto triennale, per lentamente scivolare nel gruppo dei vecchi pirati, magari pronti all’assalto della panchina di Villas Boas. I tabloid inglesi pescano in archivio le immagini del giovane tecnico accolto come il clone portoghese di Mourinho. Lui, spilungone, che scruta la partita accovacciato davanti alla panchina. Facile attribuire alle foto oggi il significato di un colosso in ginocchio. Non fidatevi. Chi si eleva dalla mischia di maghi e maghetti del calcio a quell’età, ha dei numeri. Villas Boas li ha. È persino più convincente del maestro Mourinho quando spiega il suo calcio, più aperto alla tecnica e all’estro che al rigore delle tattiche. Interessante vedere come se la cava stasera, con una squadra quarta nella Premier, intimorita da un Napoli che eliminò il Manchester City di Roberto Mancini, ora capolista con 17 punti di vantaggio sui londinesi. In controluce, il confronto si riflette in positivo sugli umori del Napoli, restituito alle sue potenzialità. Quando va male, si esagera nel ridimensionarle. Altrimenti sono «imprese storiche», secondo l’enfasi di Mazzarri. Perché non inseguire una sontuosa normalità? È suo merito tuttavia aver corretto, anche se lentamente, guasti tattici da tempo segnalati. Rimossa l’ombra di Pandev dalla mente di Lavezzi. Migliorato il rendimento Hamsik e Inler accorciando tra i due le distanze. Un centrocampo più coeso protegge meglio anche la difesa. Il Chelsea ha difensori lenti, ma saltano bene, Ivanovic il migliore, Terry il più navigato: aspettano Cavani sui calci piazzati. Manca il rivale su misura per Lavezzi: ce la farà Ashley Cole? Due mine: Daniel Sturridge a destra, miglior cannoniere con 11 reti, una anche sabato, e Juan Mata a sinistra. Giocano largo. Non è la migliore notizia per una difesa a 3. Mata è il talento verde, spagnolo brevilineo e guizzante come Silva che il Napoli ricorda bene. Anche lui converge. Ma l’emergenza offre il tipetto giusto. Qualche volta la fortuna vede e manda giù Grava.
FONTE: REPUBBLICA

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di Redazione
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