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Napoli. L'incontrista azzurro notato nei locali dai tifosi

Rissa tra Cannavaro e Gargano a causa delle "scappatine"


Rissa tra Cannavaro e Gargano a causa delle 'scappatine'
07/09/2010, 14:09

NAPOLI - L’addio di Fabio Quagliarella, con i retroscena di una cessione che i napoletani non hanno ancora digerito, è solo il caso più eclatante di uno spogliatoio spaccato in diversi tronconi. E la cosa peggiore è constatare che in un contesto del genere, la società non ha assunto il ruolo di arbitro, non è intervenuta per punire chi non si comporta da professionista, ma è scesa a patti con il clan dei “sudamericani”, i quali non vedono di buon occhio i calciatori napoletani. Hanno fatto fuori Quagliarella, ora toccherà a Paolo Cannavaro. Il capitano ha dimostrato più volte attaccamento alla maglia azzurra. E’ stato trattato malissimo dalla società. Il presidente non gli ha rinnovato il contratto. E’ in scadenza a giugno. Nonostante ciò, ha deciso di non dare fastidio, di non alzare la voce, di non tirare la gamba indietro. Continua a lottare come un leone per rispetto della sua città, della maglia che ama e indossa, per rispetto dei tifosi e di quei ragazzi delle curve che, con grande passione e costanza, seguono la squadra azzurra macinando chilometri, in giro per l’Italia e per l’Europa, non facendo mai mancare il loro sostegno.
Cannavaro è il punto di riferimento della tifoseria e, da vero capitano, tocca a lui richiamare i calciatori che non si comportano da professionisti. Questo è successo la scorsa settimana nello spogliatoio del Napoli. Dopo le indiscrezioni della rissa tra Hamsik e Quagliarella, ce n’è stata un’altra. Cannavaro contro Gargano. Il capitano ha messo le mani al collo dell’incontrista azzurro e lo ha alzato, mettendolo con le spalle al muro. Il motivo è semplice. Gargano è stato visto più volte dai tifosi in giro a tarda notte per i locali della città. Ha bevuto troppo. E’ stato notato dai “capitifosi” che hanno deciso di non fare “giustizia” da soli, in modo da alimentare ulteriore tensione. I tifosi sono i primi a volere che la squadra stia tranquilla. Ma non amano chi eccede nella vita privata, tralasciando i doveri di calciatore e professionista. Ecco allora che si sono rivolti al capitano. Hanno chiamato Paolo Cannavaro e gli hanno chiesto di intervenire, di richiamare all’ordine Gargano, in modo da evitare che la situazione potesse degenerare. Detto, fatto. Cannavaro ha avvertito più volte Gargano, il quale se n’è fregato dei “consigli” arrivati dallo spogliatoio. E così la scorsa settimana si è arrivati alla resa dei conti.
Il clima è teso, lo spogliatoio si è trasformato in una polveriera, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in tutta la sua potenza appena non dovessero arrivare i risultati. L’epurazione dei napoletani non basterà. La società ha sorpreso tutti. Non è intervenuta per placare gli animi e punire chi non si è comportato da professionista. Si è schierata con i “sudamericani” mettendo alla porta prima Quagliarella e, nell’imminente futuro, Paolo Cannavaro. De Laurentiis vuole tagliare i cordoni che legano la tifoseria a frange dello spogliatoio. Ecco perché i napoletani sono i primi ad entrare nel mirino. Una società sempre più distante dai tifosi. Sempre più distante dalla realtà, dalla piazza, dalla città. Il presidente Aurelio De Laurentiis parla di Champions, lancia proclami su grandi investimenti che non ci sono stati. Illude i tifosi. Li fa sognare. Come se fosse una “pellicola”. Ma, proprio questa mattina (martedì 7 settembre), è stato il popolo azzurro a reagire. Tutta Napoli tapezzata di locandine: “Aurelio, il Napoli non è un tuo film. De Laurentiis buffone”. Più chiaro di così…

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di Giovanni De Cicco
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