Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

Sacchi: "Ecco perché il Napoli ha perso a Londra"


Sacchi: 'Ecco perché il Napoli ha perso a Londra'
17/03/2012, 12:03

 «Per me il Napoli è stato protagonista di una fantastica impresa. Le cose non si fanno tutto in colpo e il percorso in Champions degli azzurri consegna la squadra di Mazzarri tra le grandi». Se lo dice Arrigo Sacchi, ora responsabile delle nazionali giovanili azzurre dopo essere stato il grande rivoluzionario del calcio italiano, c’è da crederci.

Sacchi, la sconfitta con il Chelsea, però, brucia ancora.
«Il Napoli è stato bravo a conquistare gli ottavi di finale, ad arrivare alla gara di ritorno a Stamford Bridge nel ruolo di favorito. Gli azzurri in Champions hanno fatto molto di più di quello che tutti si aspettavano da loro. Senza dimenticare che in precedenza hanno eliminato il Manchester City di Mancini».

Colpa dell’inesperienza a livello internazionale?
«Guardi, a me questo discorso non piace né mi convince. Lei lo dice alla persona sbagliata: ho vinto la Coppa dei Campioni la prima volta che l’ho disputata. E con me, quell’anno, al Milan non è che c’era poi tanta gente che l’aveva già giocata».

Però molti attribuiscono alla maggiore attitudine del Chelsea a giocare certe gare l’eliminazione degli azzurri?
«L’esperienza conta fino a un certo punto. Per me usare questa giustificazione significa non avere buone argomentazioni. E magari fornire alibi ai giocatori che è sempre meglio non dare».

Mi perdoni, ma è una delle spiegazioni che ha dato proprio Mazzarri.
«Io non la condivido. Credo che tra Chelsea e Napoli abbia pesato la differenza di collettivo. È un problema di tutto il calcio italiano, sia chiaro: ci si affida più alle individualità che al gioco d’insieme. E lo fa anche il Napoli».

Quale l’errore più grave commesso dagli azzurri in Champions?
«Hanno fatto lo sbaglio che fanno tutte le squadre italiane: si sono difesi correndo all’indietro. L’Athletic Bilbao ha eliminato il Manchester United in Europa League difendendosi nella maniera più congeniale: andando in attacco. La differenza non è di poco conto. In Europa lo fanno in tanti, noi non ne siamo più capaci e per questo il nostro calcio prende ”salassate” ovunque. Anche con le nazionali giovanili che io guido. È una questione di mentalità».

Dopo il gol di Drogba cos’altro è successo?
«Una inspiegabile paura. Il Napoli era partito bene, grande generosità ma una difesa troppo bassa che non ha permesso le rituali ripartenze che fanno del gioco del Napoli un gioco molto spettacolare. Lo stesso Cavani era troppo più preoccupato alla fase difensiva che a quella offensiva».

Dunque la gara è stata persa in difesa?
«Il Napoli non brilla mai per possesso palla, neppure in campionato. I suoi difensori hanno come riferimento principale l’avversario. Per me, invece, il riferimento deve essere il compagno e il pallone. Solo così si crea un gruppo che va oltre l’individualità. Ma è un discorso che riguarda tutto il calcio italiano, non solo il Napoli».

Attento a quello che dice, perché poi Mazzarri si offende.
«Sicuro? Non credo. Lui è preparatissimo. Il Napoli esalta il gioco all’italiana e Mazzarri è un allenatore tra i più bravi per la chiarezza delle sue idee. E poi è uno che ama il calcio. Non si deve offendere. Lui è un tipo in gamba, anche se fa un calcio diverso da quello che piace vedere a me».

Ma il Napoli poteva fare di più mercoledì sera?
«Diamo anche i meriti al Chelsea. Ho appena scritto un sms a Di Matteo che conosco bene perché sono stato io a portare in Nazionale (ha disputato anche gli sciagurati Europei inglesi del 1996, ndr): ha rianimato i Blues che già l’anno scorso con Ancelotti mi sembravano una squadra stanca e lo erano ancora di più con Villas-Boas. E poi gli ho fatto i complimenti, perché ha eliminato una delle squadre più forti d’Italia in questo momento».

Una squadra che domani affronta una delle formazioni che lei ama di più: l’Udinese.
«C’è una ragione, legata all’ammirazione che ho per Guidolin e quella società: l’Udinese è un club competente, con un bilancio sano. Si immagini se al Milan avessero tolto Ibrahimovic e Thiago Silva. Loro hanno perso Sanchez, Inler e Zapata e sono ancora protagonisti. Anche loro, però, giocano un calcio più di livello nazionale che internazionale ma lo fanno benissimo».

Il Napoli può centrare l’obiettivo terzo posto in campionato?
«E perché no? Ha tutti i mezzi per poter vincere la volata con l’Udinese e la Lazio. Mazzarri non avrà nessun problema a ricaricare la squadra dopo l’eliminazione di mercoledì. Lui sotto questo aspetto è fenomenale. Poi io ne sarei davvero felice, perché ritengo De Laurentiis una persona davvero eccezionale che merita di conquistare grandi traguardi».

Cosa le piace di più del presidente?
«Il suo equilibrio. Subito dopo la gara di Champions, in diretta su Mediaset, gli ho rivolto alcune domande. E dalle risposte ho capito che il Napoli è davvero nella mani di una persona fantastica e competente».

Napoli ha fame di successi: può andar bene la Coppa Italia per cominciare?
«È un trofeo prestigioso da mettere in bacheca. Ma non sarà facilissimo eliminare il Siena e poi battere in finale Milan o Juventus. Io però, auguro al club e alla città ogni tipo di soddisfazione e di gioia».

Ma la squadra di Mazzarri avrebbe potuto lottare per lo scudetto senza Champions?
«Forse. È indubbio che questa manifestazione toglie punti in campionato. Soprattutto all’inizio della stagione probabilmente anche in maniera involontaria si è data priorità all’Europa. Non se ne può dare una colpa. Però la Champions toglie punti, mediamente almeno quattro o cinque, per tante ragioni, soprattutto per le immense energie nervose che fa spendere».

Poi, in fondo, proprio nell’anno della sua prima Coppa del Campioni vinta, in campionato il Milan arrivò al terzo posto?
«E quell’anno, ricordo bene, il Napoli arrivò secondo e vinse la Coppa Uefa. Ma nelle sue fila giocava il giocatore più forte del mondo: Maradona».
Fonte:Il Mattino
MLP

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©