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Sacchi: "Milan-Napoli non è ai livelli di prima"


Sacchi: 'Milan-Napoli non è ai livelli di prima'
28/02/2011, 10:02

Sacchi: 'Milan-Napoli? Non ai livelli del passato' L'ex allenatore dei rossoneri ha parlato a Radio Anch'io-Lo Sport su Radio Rai E' il giorno di Milan-Napoli, sfida che rievoca le classiche di fine anni '80, inizio '90. Arrigo Sacchi, allenatore di quel Milan, ha parlato della sfida a Radio Anch'io-Lo Sport su Radio Rai.

'Il dualismo Milan-Napoli si può ripetere ma non a quei livelli. Quelle erano squadre che primeggiavano in Europa e nel mondo. Una basata su talenti che giocavano di squadra, l'altra incentrata sui singoli. Il fattore campo è importante ma credo che il Napoli possa sorprendere. Devo fare i complimenti al presidente De Laurentiis e all'entusiasmo di Mazzarri. Il Milan invece non è una sorpresa. Le due squadre devono però migliorare il livello del gioco, perchè non si è evoluto rispetto al resto del mondo'.

Sacchi parla poi del Milan di oggi, quello di Massimimiliano Allegri: 'Quasi tutte le squadre italiane faticano a costruire gioco. Il problema è che noi abbiamo lasciato troppo liberi i giocatori di talento mentre devono essere connessi alla squadra per fare bene. Il calcio moderno prevede undici giocatori attivi, con e senza la palla. Noi abbiamo troppi giocatori dedicati più a distruggere gioco che a farlo'.

Sacchi si lascia poi andare ai ricordi di quel campionato '89-'90, vinto dal Napoli di Maradonoa: 'Era un avversario temibile con il giocatore più forte al mondo. Questo ci ha fatto migliorare in termine di collettivo. Ma fu un campionato viziato dalla monetina'.

Si parla poi del campionato attuale, dove poche squadre giocano un bel calcio: 'Oltre all'Udinese, il Cagliari gioca un calcio attivo, un calcio moderno. Con l'arrivo di Berlusconi ci fu uno scossone nel calcio italiano. Dall'89 al 99 l'Italia arrivò una volta seconda e una volta terza al Mondiale e arrivammo dieci volte, con otto vittorie, in Coppa Uefa, il trofeo che evidenzia il livello medio di un torneo. I giocatori italiani davano solidità e precisione. In questo nuovo millennio, la frenesia e la fame di risultati non ha permesso di lavorare, soprattutto agli allenatori, che sono diventati dei precari' ha detto Sacchi.

Sacchi, che ora è responsabile di tutte le nazionali giovanili, sottolinea la questione tecnica del gioco: 'Le squadre straniere dominano il possesso palla, hanno undici giocatori attivi. Le squadre italiane hanno più giocatori difensivi proposti a rompere gioco che a farlo'.

Fonte: Sportmediaset.

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di Salvatore Formisano
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