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IL CIUCCIO CHE VOLA

San Gennaro Ultrà


San Gennaro Ultrà
21/09/2010, 19:09

“Mamma d’’o Carmene, pure oggi ci sta il Duomo schiattato di gente. Ma io me ne debbo andare. Alle dieci e un quarto tengo il treno. E già sono le nove”.
“San Gennà, tengo a mio marito disoccupato”, sussurra una donna di mezza età, inginocchiata a pregare in prima fila, pensando di stare all’ufficio collocamento. “San Gennààààà, mia figlia tiene trentadue anni e nun trova sciorta”, urla una attempata signora, “Guarda ‘a ccà, è un bocciuolo”, aggiunge mentre acarezza un incrocio tra Mariangela Fantozzi e Pippo Franco, che secondo il pronostico degli occupanti delle prime tre file, nonostante sia bionda e alta quanto Maxi Lopez, rimarrà inevitabilmente zitella vita natural durante. Perché quello è uno dei casi in cui evidentemente l’altezza non è mezza bellezza… Un uomo con pochi capelli disordinatamente sparsi sulla testa, con una giacca triste e una cravatta inquietante, prega in silenzio che San Gennaro faccia perdere la favella alla sua ex dolce metà, della quale dopo il matrimonio è divenuto la radice cubica, essendo la stessa lievitata come un Melegatti. C’è poi chi chiede al Santo patrono di dargli in sogno i numeri per il superenalotto, non accontentandosi dell’ambo 27 e 71, suggeritogli solo poche settimane prima, in occasione della partenza di Quagliarella. Una discreta signorina, dall’età apparente compresa tra i venti e i quarant’anni, gli chiede a che punto sta la pratica del miracolo che gli aveva chiesto circa sei anni prima, come se poi uno, solo perché è santo si dovesse ricordare le richieste di miracoli di tutti.
Insomma, la giornata si preannuncia molto dura per il povero Santo, circondato da migliaia di persone accorse da tutto il mondo, che attendono che si sciolga il sangue nella teca.
Intanto, c’è chi nervosamente continua ad aggirarsi per il Duomo, guardando l’orologio. Sono le nove e dieci del mattino.
“Tonì, ma non è che mi puoi sostituire tu, oggi? Non devi fare niente di straordinario, ti spiego io come devi fare?” 
“No, Gennà, non mi dire niente. Non è per cattiveria, ma a me il sangue mi fa impressione. Lo sai. E ma poi dal piano di sopra ti hanno già cazziato più di una volta, in queste cose noi non ci dobbiamo entrare”.
“E’ stata tutta colpa di quegli spioni. Poi dicono che Giuda è traditore. Ma tu lo sai che si sono permessi di dire Ambrogio e Siro? Che la monetina in testa a Alemao, gliel’ho lanciata io a Bergamo. E che a Verona, sul goal di Sotomayor pure c’era stata una deviazione mia. Ma ti pare che io mi metto a fare queste cose? Tonì, tu mi conosci… Per colpa loro, per punizione, ci hanno mandato Naldi e Corbelli!”.
“Sì, però se a Genova ti vede Giovanni Battista, succede la disturbata. Lo sai, quello è pure mezzo parente del Padreterno”.
“No, ma io ci vado in borghese questa volta, non mi faccio vedere da nessuno. Tengo l’intercity alle dieci e un quarto, ma mò se non faccio prima quello che devo fare non me ne posso andare”.
“E ma se ci vai in borghese, ti devi comprare il biglietto, e poi ci vuole la tessera del tifoso. Mentre ti procuri i documenti, vai alla Questura e poi all’Ufficio postale non fai in tempo”.
“E che rappresenta mò questa tessera del tifoso?”
“E vabbè, è una cosa lunga, solo per spiegarti quello che devi fare per averla, perdi il treno”.
“E lascia stare, me lo spieghi la prossima volta. Mò vaco ‘e pressa. Azz, Tonì, ma haje visto quella bionda in prima fila? M’ha fatto ‘na guardata, m’ha fatto squaglià ‘o ssangue ‘int ‘e vvene”!
“Miracooolo. Miracoooolo. San Gennaro ha fatto ‘o miracolo”, urla una vecchietta sdentata seduta quasi in braccio al cardinale Sepe. Sono le 09.22 e il sangue nella teca si è già sciolto. Un miracolo quasi a tempo di record. Qualcuno pensa che San Gennaro abbia fatto una cosa veloce perché aveva altri impegni altrove.
“Ah, meno male. Oggi mi sono superato. Tutto a posto, me ne posso andare. Statte bbuono, Tonì. Mannaggia, ‘a sciarpa, addo aggio mise ‘a sciarpa? ‘O cappiello… l’avevo messo dentro alla sacrestia. Ah, eccoli qua. Lo striscione sta qua sopra. Tuttapposto! Se faccio una corsa, riesco a prendere l’intercity al volo”.
In men che non si dica, Gennaro, arriva a Piazza Garibaldi e sale sull’intercity senza fare neppure il biglietto. Memore di un famoso film con Gigi Proietti e Enrico Montesano, ad ogni stazione, scende e si sposta nella carrozza più lontana dal controllore. In pratica si fa cinquecento chilometri a piedi. Ma il fine giustifica i mezzi. Tuttavia, a Bari un gruppo di ultra’ pugliesi attira la sua attenzione e si accorge di aver sbagliato treno. Lui le male parole non le può dire. Però ci sarebbero tutti gli estremi. A occhio e croce sono le tre o le quattro del pomeriggio. Per miracolo, vede sul binario successivo un intercity per Milano, che sta per partire e che presumibilmente ferma anche a Genova e, sempre senza biglietto, sale. Di nuovo è costretto a mettere in pratica la mandrakata della premiata ditta Proietti – Montesano, solo che i chilometri che è costretto a farsi a piedi sono molti di più. Arriva alla stazione di Genova alle venti e quarantacinque circa, letteralmente stremato. Il suo fiatone provoca un paio di trombe d’aria involontarie. Prende un taxi al volo che lo accompagna allo stadio, imboccando tutte le strade più trafficate per far scorrere il tassametro. In macchina, il tassista sta ascoltando il posticipo Sampdoria – Napoli. Per i primi venticinque minuti si sente solo il Napoli, la Samp non riesce a superare la metà campo. Il tassista bestemmia più di una volta, ma in genovese, quindi non si capisce niente.
Dopo pochi minuti, il cronista dice che una spinta su Cavani in area sarebbe stata forse passibile di calcio di rigore. Il tassista, senza avere la controprova, lo manda a quel paese, sempre in genovese stretto. Gennaro, da dietro, prova a mantenere la calma, ma con un pennarello scrive sui sedili in pelle un suo commento sull’arbitro, relativo in particolare alla dubbia moralità dei costumi della sua signora. Il cronista si entusiasma più di una volta per delle svolazzate di Lavezzi. Gennaro cerca di mantenere la calma, ma gli riesce difficile allorquando sente di un brusco atterramento del Pocho al limite dell’area da parte di Lucchini. I peccati possono consistere in pensieri, parole, opere e omissioni e uno del primo tipo è invitabile, perché inevitabile è dedicare un pensiero al difensore doriano e ai suoi avi ormai defunti.
Intorno alla mezz’ora, il cronista racconta di una protesta di Cassano, che chiede un calcio di rigore per una presunta spinta in area. A tal proposito, appare d’obbligo aprire una parentesi. In serata, dopo aver visto la moviola, anche Tania Cagnotto ha applaudito il collega barese per il doppio carpiato, con avvitamento e triplo salto quasi mortale. Il rigore su Cavani, invece, anche secondo alcuni lottatori di sumo che hanno modo di commentare le immagini al rallenty, sembra nettissimo. Chiusa parentesi.
Gennaro comincia a pensare che il Napoli quasi non abbia bisogno di Lui. Sta demolendo la Samp, con una prestazione generale entusiasmante, con un Lavezzi che sembra un cyborg che corre senza sosta e incredibilmente senza stancarsi mai. Campagnaro, che pure era annunciato in  non perfette condizioni fisiche, oltre ad un’ottima gara in fase difensiva, si traveste da Alberto Tomba e arriva fino in area avversaria, dopo un avvincente slalom gigante, crossando però al centro senza trovare nessuno. Cassano, sempre secondo il radiocronista, è reso innocuo da un Grava che in certe giornate fa alzare le mani anche a quelli che, come il sottoscritto, preferirebbero un difensore di livello internazionale al posto suo. In alcune azioni, l’arcigno difensore casertano marca contemporaneamente Cassano e Pazzini!
Ma addirittura Dossena, che lo scorso anno sembrava un clone di Giampiero Galeazzi, dopo aver macinato chilometri, al 45’ lancia un missile terra aria, deviato alla grande da Curci, che fa sobbalzare dal sedile il tassista, che sbatte con la testa sotto al tettuccio, e Gennaro, che si esibisce in una serie di improperi con destinatari vari. Finisce il primo tempo. Il tassista cerca di fare sfoggio della sua saggezza calcistica, ricordando il vecchio principio “goal mancato, goal subito”. Se questo principio dovesse avere un’applicazione rigorosa, il Napoli, nel secondo tempo, dovrebbe subire almeno cinque goal. Per evitare ciò, Gennaro adotta una serie di scongiuri, sia di quelli propri che di quelli impropri. Il taxi arriva fuori allo stadio Marassi intorno al sessantesimo. Gennaro, prima di scendere, sempre sul sedile in pelle, scrive il risultato della partita. Il tassista gli chiede cinquanta euro. Gennaro, che pure si era ripromesso che non avrebbe utilizzato certi escamotage, si dissolve nell’aire, lasciando di sasso l’omino, che dopo essere sceso dall’auto, mostra una altezza perfettamente pari a quella che aveva da seduto. Il tassista si stropiccia gli occhi, apre la portiera posteriore per verificare eventuali tracce di una presenza e vede le scritte sui sedili, che gli forniscono una non piacevole prova della sua corretta igiene mentale. Non aveva sognato, qualcuno era stato su quell’auto, anche se vi era scomparso in maniera misteriosa. Gennaro corre verso lo stadio, convinto che negli ultimi minuti lascino i cancelli aperti e incustoditi. Ma non è così e, quindi, sprovvisto di biglietto e di tessera del tifoso, è costretto a fare ciò che non si dovrebbe mai fare, ma che di fatto in quella circostanza appare inevitabile. Scavalca il muro di recinzione ed entra. Mentre corre verso il settore ospiti, si trasforma, si strappa di dosso una camicia anonima e da sotto compare la maglia numero sette di Lavezzi! Trova posto sugli spalti proprio in un momento topico: punizione dal limite per il Napoli. Lui prega affinché non la calci Gargano, che nei precedenti settecentonovantotto tentativi non era riuscito a scavalcare la barriera, eccezion fatta per una meta realizzata in una partita amichevole a Marano. Ma ecco che davanti ai suoi occhi increduli si avvera un mezzo miracolo. Il tiro del mediano tascabile si stampa sulla traversa. La palla non finisce in rete, ma il pubblico di fede partenopea si commuove. Una traversa di Gargano su punizione è come vedere un paralitico che batte il record mondiale dei cento metri, vedere un cieco che guida su via Marina senza finire in una buca, sentire un muto che canta “Santa Lucia luntana”…
Mazzarrin e Frustalupi, in panchina, non riescono a trattenere le lacrime.
Poco dopo, esce Pazzini, sostituito da Pozzi. Gennaro tira un sospiro di sollievo e racconta ad un accanito tifoso azzurro un paio di goal che l’ex enfant prodige del Napoli si è mangiato allorquando fu ingaggiato per risollevare il ciuccio dalle polveri della serie C. Non finisce manco di dirlo e l’arbitro fischia un calcio di rigore su Pozzi. Al momento della trattenuta inutile di Cannavaro, la cui motivazione si attende di conoscere, un attaccante doriano aveva già calciato in porta e il pallone era saldamente tra le braccia di De Sanctis. Pertanto il rigore è tecnicamente inesistente. Ma un vecchio saggio di queste parti diceva “rigore è quando arbitro fischia”. E l’arbitro ha fischiato, anche perché il goal fantasma di Cavani chissà quante volte il Napoli lo pagherà in questo campionato.
Un tifoso imbufalito, che differisce dall’omonimo mammifero solo per il fatto che non sa fare la mozzarella, dopo aver bestemmiato sia prima che dopo la realizzazione di Cassano,  guarda Gennaro con sospetto e gli dice “Scusate, ma purtasseve nu poco seccia? Ma dove stavate non stavate bene?” Gennaro, al quale una cosa del genere non era mai capitata, si infervora e con un tono che non gli appartiene, risponde “Lei non sa chi sono io”! Lo scambio di presentazioni viene interrotto dalla voce squillante di un’ambulante napoletano in trasferta: “coca, aranciata, caffè borghetti”. L’ambulante fa da paciere tra i due compaesani e gli ricorda che quello è un giorno di festa per i napoletani e li rassicura dicendogli che a San Gennaro il Napoli non può perdere. Gennaro e il bestione bevono un caffè borghetti e si calmano. Mancano meno di dieci minuti, più recupero. Gennaro intona il coro “olè olè olè olè, Pochooo… Pochooo, seguito da tutti gli altri tifosi azzurri presenti a Marassi”. Lavezzi, gasato più di un cartone di coca-cola, dribbla Gastaldello come un birillo, ma si ritrova subito dopo al solito posto, cioè sull’erba con le gambe all’aria. Questa volta, l’arbitro ammonisce il difensore e concede un altro calcio di punizione dal limite al Napoli. Manco a dirlo, sulla palla si presenta Gargano. Gennaro si porta la mano destra in fronte e prega affinché lo spirito di Diego Armando Maradona, ma al limite anche quello di Palanca o di Josè Dirceu, si impossessino del corpo del piccolo puffo azzurro…
Gargano, tuttavia, giovedì pomeriggio era stato a pranzo dal cognato Hamsik e aveva visto il piccolo Cristian che sulla playstation aveva studiato uno schema per i calci di punizione, che prevedeva non il tiro diretto in porta, ma un passaggio filtrante dello zio per il papà. Gargano si ricorda di quello schema e al minuto 83, Gennaro lancia un urlo bestiale udito anche da Sant’Eustacchio, santo protettore dei sordi. Dopodiché, aiutato da un paio di ultra’ azzurri, espone lo striscione “Vire ‘o Marek quant’è bello”! E cominciano a saltellare e a cantare “Chi non salta è blucerchiato”. Intanto, Giovanni Battista, sente puzza di bruciato, e dalla tribuna spia col binocolo nel settore ospiti e riconosce Gennaro, che aveva nascosto l’aureola con un sombrero. Prova a chiamare subito chi di dovere, ma nemmeno il tempo di comporre il numero e Lavezzi, più veloce della luce e del suo marcatore, va sul fondo, mette al centro un pallone fantastico per Edinson Cavani, che provoca un boato assimilabile ad una scossa tellurica del settimo grado della scala Mercalli, il cui epicentro viene localizzato tra Genova e Frattamaggiore
Intanto, arrivano nel settore ospiti gli ispettori inviati dall’Alto, ma di San Gennaro non c’è traccia, o quantomeno non è possibile rinvenirne. La denuncia del santo patrono di Genova, per presunti illegittimi interventi celesti a favore degli azzurri, viene archiviata e anche allenatore e giocatori della Samp rendono onore ai vincitori e ammettono onestamente la manifesta superiorità del Napoli.
Le critiche, quando sono costruttive, vanno fatte e le abbiamo fatte, così come è d’obbligo (nonché un piacere indescrivibile) applaudire chi, allenatore e calciatori in primis, regalano soddisfazioni come questa. Quagliarella, intanto, ha segnato un altro goal, questa volta bellissimo, e continuiamo a pensare che con quei quattro lì davanti, insieme o alternandosi, il Napoli poteva lottare per le prime tre posizioni, ma se gli undici di ieri (perché in panchina le alternative valide sono veramente poche) continueranno a giocare da cyborg, dei traguardi ambiziosi si potranno  raggiungere comunque. Questa schiacciante vittoria, infatti, è maturata contro una squadra molto forte. Un plauso va anche alla Samp, una società che ha dimostrato, attraverso l’allenatore Di Carlo e alcuni calciatori, tipo Curci, di essere anche molto sportiva e di saper perdere e che soprattutto è arrivata in alto con una squadra composta quasi esclusivamente da calciatori italiani. Qualcuno, tuttavia, a tal proposito, ha accusato ingiustamente la Samp di razzismo, atteso che l’unico calciatore di colore in rosa si chiama Obiang!      

di Gianni Puca
    


    

  
 

 

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di Redazione
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