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Sbk: buona la prima


Sbk: buona la prima
28/02/2011, 23:02

Sulla pista australiana ha avuto inizio il campionato mondiale Sbk, competizione che dal 1988 vede confrontarsi in pista piloti che guidano moto derivate da quelle di serie. Le prime due manche del 2011 hanno regalato subito grandi emozioni, nonostante la pesante assenza in forma ufficiale della Ducati. La casa bolognese dopo aver scritto le pagine più belle della Sbk, e dopo aver superato le pagine più brutte della propria storia proprio grazie alle gare organizzate oggi dalla Infront Motor Sport, ha scelto di concentrarsi solo sulla Motogp. Incomprensibilmente a Borgo Panigale hanno deciso di puntare tutto sulle sorti del pilota che negli ultimi tempi ha sostituito la lettera iniziale del suo nome con la consonante L, rinnegando quella che di fatto è stata la filosofia costruttiva delle proprie moto di punta: dalla pista direttamente alla strada. Torniamo alla trasferta nella terra dei canguri: chi ti va a vincere, con una doppietta ottenuta in solitario? Quel Carlos Checa che guida proprio una Ducati. Il successo dello spagnolo dimostra che l’anno scorso la mancanza di risultati non dipendeva dalla bicilindrica, ancora oggi a mio avviso, la più equilibrata del lotto. Le cause della disfatta ducatista del 2010 vanno ricercate nei piloti dell’allora squadra ufficiale. Non me ne vogliano Michel Fabrizio e Nory Haga, ma se non hanno vinto mai nulla d’importante ci sarà pure un motivo; un conto è essere piloti, l’altro campioni. A proposito di campioni, quello in carica, tal Massimiliano Biaggi, ha portato a casa due secondi posti che lasciano ben sperare per la difesa del titolo. In particolare nella seconda manche il corsaro ha duellato con il rookie Marco Meandri, subito a suo agio con la R1. Nonostante l’operazione alla spalla, “Macio” ha fatto capire di essere uno della banda che lotterà per il titolo.Tra Leon Haslam e la Bmw sembra esserci un grande amore. L’inglese, anche se ha subito l’onta di un sorpasso all’esterno da Biaggi, con il terzo ed il quinto piazzamento, porterà a Monaco di Baviera non solo punti, ma tanto morale. La Honda, che con nella colorazione Castrol sembra un freccia tricolore, esce da Phillip Island con un buon bottino. Rea, nonostante i postumi di un infortunio, in gara due ha colto la quarta piazza, segno che una volta ripresosi, potrà dire la sua. Malino la Suzuki: Francis Batta invece di lamentarsi con gli organizzatori, pensasse ad ingaggiare piloti dal polso più rapido, tecnici di valore e sponsor che vadano al di là del tempo di una birra. Sinceramente non comprendo le lamentele del belga quando afferma che ventuno piloti al via sono pochi. Dimentica che nelle gare europee, grazie alle wild card, ci saranno minimo ventiquattro partenti che in tempo di crisi sono un risultato eccellente. Batta afferma, inoltre, che la Sbk è diventata troppo cara, e che ha perso lo spirito che anima le gare delle derivate di serie, ossia moto poco elaborate. Sui costi gli faccio notare che la vittoria del Team Althea Racing testimonia che si può vincere anche senza essere assistiti in forma ufficiale. Sullo spirito venuto meno, gli chiedo perché non parlava quando era la Gsx-R la moto più avanti nello sviluppo, con soluzioni che sapevano di prototipo. Ci sono periodi caratterizzati dall’avere una marca di moto che va più forte delle altre, e questo dipende semplicemente dalla competizione tecnologica. In questo, ad esempio, sono stati bravi a Noale, dove in barba al divieto di utilizzo della distribuzione a cascata di ingranaggi, hanno rimasto inalterata la potenza della moto con il numero 1. Le speranze della Kawasaki non si limitano al verde delle loro carene. La casa di Akashi sta lavorando sodo, e qualcosa inizia a vedersi. Complimenti a Luca Scassa, trionfatore della gara di Super Sport; anche nella categoria minore, il Made in Italy dice la sua. Insomma ci aspetta un’altra stagione adrenalinica, che piacerà di sicuro a chi ha la moto dentro. Il resto sarà sono solo chiacchiericcio da salotto perbenista. 

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di Alfredo Di Costanzo
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