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Sbk: piccole riflessioni su un grande campionato


Sbk: piccole riflessioni su un grande campionato
25/10/2009, 16:10

Il campionato mondiale della Superbike si è appena concluso, e il nuovo re è l’americano Ben Spies. Il pilota della Yamaha corona con una vittoria sul circuito portoghese di Portimao, una stagione che lo ha visto realizzare il record di laurearsi campione nell’anno del debutto. Spies non ha mai mostrato punti deboli, o segni di cedimento; è stato semplicemente il più bravo, superbo nelle sfide gomito a gomito, letale nelle fughe. La sfortuna ha tentato di mettergli il classico bastone tra le ruote, quando a Monza ad una curva dal traguardo, lo ha costretto al ritiro perché nel serbatoio della sua Yamaha non c’era più benzina. Episodi come questo, però, non hanno minato la solidità psicologica di Ben. A dire il vero c’è stato un avversario che lo ha letteralmente steso, però prima della bandiera a scacchi, e non sportivamente. A Spies va tutta l’ammirazione per aver scritto una pagina storica del campionato riservato alle moto derivate da quelle di serie. Complimenti alla Yamaha che ha creduto in un talento che prima della gara d’apertura in Australia in pochi credevano essere così veloce. Ammirazione e complimenti vanno anche al binomio tutto italiano Max Biaggi-Aprilia. Il romano e la Rsv 4 sono partiti da zero, e gara dopo gara hanno raggiunto un livello di competitività che lascia ben sperare per la lotta al titolo del 2010. La vittoria di Brno è un sigillo che ha zittito chi dubitava della scelta fatta a Noale. A deludere, invece, è stato il giapponese Noriyuki Haga. Partito con i favori del pronostico, dopo un buon inizio di stagione, Nitronori si è involuto in Nitropanda. Haga è diventato la brutta copia del samurai che ci ha fatto deliziare quando guidava una Yamaha R7. Mai incisivo nella lotta contro Spies, il pilota della Ducati non ha saputo sfruttare la superiorità tecnica della sua bicilindrica, ed ha subito psicologicamente l’assedio made in Usa. Haga ha realizzato otto vittorie, ed una volta ritornato al vertice del mondiale, invece di cacciare fuori le unghie, ha accusato il classico gomito del tennista. Il match ball di Portimao si è trasformato in un clamoroso autogol. Una delle poche certezze della Superbike, è che se si vuole puntare su un pilota sicuro di concludere il campionato nella seconda piazza, bisogna farlo sul giapponese. La colpa della mancata conquista del titolo piloti da parte della Ducati, è da attribuire anche a chi ha regalato Biaggi alla concorrenza italiana. Davvero non si comprende come in Ducati abbiano abbandonato un campione, e ottimo collaudatore, come Biaggi, per puntare tutto sull’eterno secondo Haga. Harakiri cara Ducati, harakiri! Il fatto, poi, che si è portato a casa il titolo costruttori, fa dubitare ancora di più sulla scelta fatta dal management di Borgo Panigale. Tra le giovani leve, impressiona per la guida e grinta l’inglese Jonathan Rea, mentre delude il ceco Jakub Smrz, troppe volte a rotolare nella ghiaia. Un plauso va alla Bmw, che in sordina tenta di portare la sua S1000 Rr al livello della concorrenza. Fossi in loro, confermerei a vita l’australiano Troy Corser, e punterei su un pilota più costante dello spagnolo Ruben Xaus. Un bravissimo va agli organizzatori del campionato, geniali nell’aver elaborato un regolamento che regala semplicemente spettacolo ed adrenalina agli appassionati. Forse in Motogp gareggeranno i piloti più bravi, ma quelli che regalano più emozioni sono schierati sulla griglia di partenza della Superbike. Ogni manche è una storia sé, e l’esito non è mai scontato. Lunga vita alla Superbike!.

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di Alfredo Di Costanzo
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