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Appare difficile qualsiasi riconciliazione

Sciopero dei calciatori: ma siamo sicuri che hanno torto?


Sciopero dei calciatori: ma siamo sicuri che hanno torto?
25/08/2011, 17:08

ROMA - Ormai lo spazio per una qualsiasi forma di conciliazione tra calciatori e società calcistiche sembra vicino allo zero. E' molto probabile che sabato prossimo non verranno giocate le partite della prima giornata del campionato di serie A. Leggendo i commenti a questa vicenda, la stragrande maggioranza è concorde: lo sciopero è ingiusto, sono solo primedonne viziate, non rompessero l'anima.
Ma è veramente così? A me non sembra. SOprattutto se si considera (e l'hanno ammesso entrambe le parti) che l'accordo è stato trovato su tutto, tranne che sui giocatori fuori rosa. Vediamo cosa significa.
Normalmente tutti i giocatori si allenano per 10-11 mesi all'anno. Con i preparatori, con l'allenatore, a seconda del tipo di allenamento da fare, ma si allenano. Invece, quando un giocatore è messo fuori rosa dalla squadra titolare (è una mossa che precede la cessione e spesso viene usata per "punire" il giocatore che ha rifiutato un trasferimento) invece non può più allenarsi e perde di visibilità. Il che lo rende anche meno appetibile per le altre squadre. Insomma, il rischio è quello di una "morte sportiva". E questo non riguarda certo la primedonne. Voi ve l'immaginate il Barcellona che mette fuori rosa Messi? O il Real Madrid con Cristiano Ronaldo? O il MIlan o l'Inter con i loro campioni? Se lo fanno è solo un fatto transitorio di qualche settimana in attesa di cedere il giocatore. Una delle poche eccezioni in questo senhso è stato l'anno scorso Cassano con la Sampdoria; ma anche lì è durato poche settimane, prima che il MIlan l'acquistasse.
Inoltre c'è un altro dato che non va sottovalutato. Il rappresentante dei calciatori è Damiano Tommasi. Si tratta di una persona che, al rientro da un grave infortunio, ha accettato di giocare un paio di anni in serie A con la Roma con lo stipendio al minimo sindacale (1500 euro al mese) quando tra i suoi compagni il più fesso prendeva almeno 100 volte tanto. Eppure ha sempre giocato col massimo impegno e la massima professionalità, si allenava senza discutere e tutto il resto. Insomma, è una di quelle persone per cui il concetto di "dovere" è molto forte. Il fatto che sia così deciso nelle trattative, è un segno che ci crede veramente. E ce lo vedete uno così a difendere le primedonne? Io no.

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di Antonio Rispoli
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