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Sebastiano Zerbo… “La freccia del ud”


Sebastiano Zerbo… “La freccia del ud”
29/08/2012, 19:15

Chiedendo di Sebastiano Zerbo tra chi conosce il Motociclismo via Mediaset, purtroppo non si trovano molte risposte. Facendo, però, il suo nome tra piloti, addetti ai lavori e frequentatori del circus, si capisce che si tratta di un personaggio noto e piuttosto originale per la sua complessa storia sportiva, e per le caratteristiche di umiltà e spontaneità che lo contraddistinguono.

Nato a Catania il 24 aprile del 1971 in una famiglia con la passione per le due ruote, già da bambino lo si vedeva scorazzare sui minicross e sulle vespe 50cc per le strade di un quartiere popolare, non distante dal mitico porto Ulisse del capoluogo etneo.

Agonisticamente molto temuto dai suoi avversari, in oltre 25 anni di carriera tra pista e salita, Sebastiano Zerbo ha vinto con moto di ogni cilindrata, sia GP che derivate di serie, soprattutto in campo nazionale dove ha spesso battuto i molti piloti incontrati per la sua strada, avversari che poi si sono imposti nei più importanti campionati del mondo.

Molti rimangono esterrefatti di fronte al palmares sportivo di questo coriaceo e stiloso pilota catanese che, nei fatti è detentore di ben 582 vittorie, 61 titoli ed oltre 1200 podi totali.

Numeri impressionanti che lo fregiano così di un primato eccellente, quello di pilota che più di ogni altro al mondo nella storia della “velocità” ha vinto gare e titoli in competizioni motociclistiche ufficialmente riconosciute! Certo non si tratta di titoli mondiali, e nemmeno oserei paragonarlo ad Agostini, Nieto o Hailwood.

Va dato, però, onore al merito di questo grande talento per gli innumerevoli successi perché a 41 anni riesce ancora a vincere contro avversari di spessore, e perché non si ottengono per caso un tale numero di conquiste nella patria del motociclismo.

Performance rilevanti se si considera che proviene dal meridione, quindi spesso in carenza di sponsor ed inizialmente senza conoscenza dei maggiori circuiti nazionali; ottenuti in un periodo d’oro del Motociclismo tricolore che tra gli anni ’80 e ’90, ha goduto di grande qualità e quantità di talenti che hanno poi vinto anche a livello internazionale.

Non bisogna dimenticare che il nostro valoroso centauro vanta anche due titoli europei nel Challenge 250 con Aprilia, alcune convocazioni (mai finalizzate causa sponsor) nel mondiale MotoGP 125, nel mondiale SBK Endurance e nell’AMA Superbike, ma soprattutto alcune partecipazioni da “wild card” nei Campionati mondiali TT-F1 e Superbike quando era ancora giovanissimo.

Recentemente ha debuttato nel mondiale Supersport con una Yamaha privata, nello sfortunato evento di Misano in cui prima della rovinosa caduta sull’olio che gli ha procurato un serio infortunio, si trovava clamorosamente al settimo posto in qualifica d’avanti a campioni del calibro di Kenan Sofuoglu, Stephane Chambon, Kevin Curtain e tanti altri, ad ulteriore conferma del suo grande valore agonistico.

Attualmente Sebastiano milita sia nel trofeo nazionale Honda, che lo vede impegnato sia con la CBR 600RR dell’Iron Team, che con la Hornet del DB Racing, sia nell’italiano Supertwins, dove è protagonista con il Team SBK Mugello in sella ad una bellissima Bimota.

Il marchio italiano che attraverso la Perfect Motors di San Paolo (BRA), lo supporta anche nel competitivo Campionato Superbike brasiliano, in cui oltre ad Alex Barros su BMW, ha incontrato in gara anche l’argentino del mondiale SBK Leandro Mercado su Kawasaki e la giovane promessa brasiliana del mondiale Moto2 Eric Granado su Honda. Dopo aver provato ad illustrarvi il “personaggio”, lasciamo quindi spazio a ciò che è scaturito dall’amichevole intervista che il vulcanico centauro etneo ci ha recentemente concesso nella sua amata Catania, dove per la gente è semplicemente “Nuccio Zerbo”:

MARIO: Sappiamo tutti che come pilota ti sei formato nell’affascinante Pergusa, ma ricordi esattamente quando hai cominciato a correre?

NUCCIO: Si, per strada quando ero ancora picciriddu! mentre in pista ho debuttato nel 1985 a Misano con una Honda NS 125. Ricordo che eravamo tantissimi iscritti e che sono riuscito addirittura a qualificarmi, poi in gara sono anche partito bene, e dopo essere stato a lungo in terza posizione, alla fine mi son fatto fregare per l’inesperienza concludendo sesto. Tutti erano contenti del risultato ma non io!

 

MARIO: Quanto hai vinto in carriera?

NUCCIO: Ormai l’ho dimenticato! ma tu lo saprai sicuramente.

 

MARIO: Il tuo più bel successo?

NUCCIO: La finale dell’Eurochallenge 250 a Vallelunga nel ’95… quando dopo una bella battaglia tra italiani e spagnoli, sono riuscito a conquistare il primo titolo europeo con l’Aprilia del Team Tosi.

MARIO: La moto più emozionante che hai guidato?

NUCCIO: Indubbiamente l’Aprilia 250 GP, il fascino del motore due tempi e la brutalità del disco rotante non hanno eguali.

 

MARIO: Il pilota più tosto che hai affrontato in pista?

NUCCIO: Beh ovviamente ne ho incontrati parecchi piloti forti in carriera, ma forse il più tosto è stato Giancarlo De Matteis negli anni del Challenge 250.

MARIO: La più grande occasione che ti sia capitata in carriera?

NUCCIO: Sicuramente la convocazione nel mondiale 125 GP del ’97 da parte di Stefano Cappanera… dovevo sostituire Peter Oettl per correre in squadra con Kazuto Sakata, ma una volta giunto a Zeltweg mi sono visto negare la possibilità di correre dal patron dello sponsor UGT 3000, perchè trattandosi del suo GP di casa, decise di far guidare la sua Aprilia ad un pilota austriaco che poi nemmeno si è qualificato, e che precedentemente avevo doppiato in una gara dell’italiano 125 SP.

 

MARIO: Hai un sogno mancato?

NUCCIO: Si qualcuno, ma il più grande sarebbe stato quello di correre nel mondiale 500 o MotoGP.

MARIO: Cosa mi dici della tua attuale avventura in Brasile?

NUCCIO: Mi sono trovato subito bene, è un posto bellissimo con gente ospitale e calorosa, per certi versi molto simile alla Sicilia, ma almeno quella è una nazione in espansione, anche nell’ambito del Motociclismo sportivo, infatti quando ho corso per la prima volta ad Interlagos con la Bimota DB7 della Perfect Motors, ho trovato un buon livello tecnico ed avversari molto forti, ma anche una grande partecipazione di pubblico durante le gare, come ormai non succede più da molti anni nel Campionato italiano.

 

MARIO: Come vedi il tuo futuro nel mondo delle corse?

NUCCIO: Da pilota lo vedo sicuramente in Brasile, anche perché in Italia è diventato impossibile trovare risorse, e credimi che per le squadre di ogni livello è davvero difficile fare progetti in queste condizioni, ma anche per i piloti è frustrante, perché si è consapevoli che nonostante il talento, senza sponsor si rimane a casa.

MARIO: Dopo tutti questi anni di successi, dove trovi ancora le motivazioni per metterti in gioco e la voglia di sacrificarti per le gare?

NUCCIO: Nasce tutto dall’amore innato verso le moto e per la competizione… quando ami qualcosa o qualcuno, sei sempre pronto a sacrificarti.

 

MARIO: Che ne pensi dall’attuale situazione che sta attraversando Valentino Rossi?

NUCCIO: Non saprei esattamente da cosa scaturiscono certi risultati, ma sono convinto che l’espediente migliore sia quello in cui il pilota riesce ad adattarsi alla moto, mentre tecnici ed azienda riescono ad assecondare le sue richieste.

 

MARIO: Da molti anni ormai vivi lontano dalla Sicilia, quanto e cosa ti manca di più?

NUCCIO: Ho un forte legame con la mia splendida terra e la porto sempre nel cuore grazie all’amore smisurato che ho per Catania e per tutta la Sicilia che, mi manca davvero tanto per vari fattori, a cominciare da parenti e amici. Devo però ammettere che certa gente non mi manca per niente, perché in passato mi sono sentito spesso ignorato e snobbato da chi in ambito sportivo, imprenditoriale e politico forse avrebbe potuto aiutarmi a conquistare palcoscenici più importanti, ma ormai è acqua passata e guardo avanti.

MARIO: Siamo giunti al termine della nostra intervista e ti ringrazio per il tempo che mi hai concesso. Vuoi salutare o ringraziare qualcuno?

NUCCIO: Certo! Voglio salutare e ringraziare chi mi vuole bene, chi mi rispetta, chi ha creduto in me e chi mi ha sempre aiutato.
MARIO COSENTINO

 

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di Alfredo Di Costanzo
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