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Gli opposti non si attraggono

Storia di una rivalità senza fine


Storia di una rivalità senza fine
08/11/2013, 11:22

TORINO - Difficile indovinare cosa non si è ancora detto sul dualismo tra Juventus e Napoli.
Una storia ed una rivaltà che parte dagli anni '30 sino allo scorso campionato e continuerà ancora. Questi anni narrano le vicende di due squadre che prendono le sembianze di due popoli nettamente diversi. Le vicende italiche hanno voluto che i sabaudi abbiano assorbito negli anni la nomea di “Signora“, una squadra che rappresenta l’alta borghesia, la parte nobile del popolo, il simbolo del potere del nord che va a discapito della plebe meno abbietta che invece rappresenta il Napoli. 
Queste vesti sono state decise, ovviamente, dalla storia. Il racconto di quasi un secolo di calcio, con protagonisti che hanno ceduto lo scettro ad altri, da Boniperti a Jeppson, da Altafini a Sivori, da Zoff a Savoldi, da Cabrini a Bruscolotti, da Platini a Maradona, da Del Piero a Cavani, sempre con la costante del'acerrima rivalità che non si chiama odio per ragioni di temperamento, ma che ogni qual volta fa sentire la propria presenza nei rispettivi ambienti.
La sorte è stata benevola con la “Signora” grazie al potere dell’alta dirigenza rappresentata per anni dalla Fiat, il simbolo dell’Italia che produce e guadagna, con la famiglia Agnelli matrice di un vero e proprio “stile Juve” che ha insegnato un modo nuovo di fare calcio e di gestire una società. Dall’altra parte una società altalenante come il Napoli, con Ascarelli e Lauro che hanno tracciato le prime basi per cercare di combattere lo strapotere del nord, attraverso poche e rare affermazioni confermando che il distacco si stesse realmente affievolendo, riuscendovi solo dopo l’ingresso dell‘ingegnere Ferlaino, abile ad accaparrarsi una società che avrebbe, da lì a poco, conquistato qualche soddisfazione che oggi si cerca disperatamente di tipetere.
Nella storia azzurra non si dimenticano nomi come Altafini, “core n’grato”, quando nel ’75 un suo gol mette gli azzurri fuori causa per lo scudetto in favore proprio dei bianconeri, dopo aver militato per diversi anni con la maglia dei partenopei, che si sentirono traditi dall'idolo a cui avevano dato il cuore. La storia si ripete nell’80 quando gli azzurri sfiorano l’impresa tricolore, fermati sul più bello da un 1-1 dalla compagine torinese. Gli anni più ricchi di soddisfazione per il Napoli arrivano con l’avvento di Maradona, che nell’86 riesce a far imporre la sua squadra al Comunale di Torino per 1-3, con le reti di Ferrario, Giordano e Volpecina, e due anni più tardi, con la più consistente vittoria per 3-5, con tripletta di un fantastico Careca e reti di Renica e Carnevale. Impossibile dimenticare i migliaia di napoletani sulle tribune esultare come forsennati,  molti dei quali abitanti a Torino e lavoratori proprio di quella Fiat proprietaria della Juventus, la “squadra dei padroni” battuta dai gregari azzurri, con il piccolo folletto Maradona. Salto epocale di quasi venticinque anni per rivedere una strepitosa vittoria, un'emozionante 2-3 nel 2009 in rimonta dal 2-0, grazie alle reti di Datolo e alla doppietta di Hamsik, la gara che sarà ricordata alla storia come “seppelliteci qui“, uno dei più bei “Juve-Napoli” degli ultimi anni, senza considerare la vittoria in finale di Coppa Italia, giocata all’Olimpico di Roma.

 

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di Redazione
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