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Tevez si ribella a Mancini, il M.City lo caccerà


Tevez si ribella a Mancini, il M.City lo caccerà
28/09/2011, 18:09

Dalla panchina dell'Allainz Arena ai banchi di un tribunale: e' destinato a risolversi davanti ai giudici il plateale rifiuto di Carlos Tevez, ''indisponibile'' alla chiamata di Roberto Mancini per entrare in campo contro il Bayern Monaco. Cosi' di fronte all'ennesima atto di insubordinazione dell'argentino il Manchester City ha perso definitivamente la pazienza. Non solo Mancini, che con Tevez non ha mai trovato la sintonia, ma ora anche la societa' ha deciso di rompere con il nazionale argentino. Nessuna giustificazione, nessun tentativo di mediazione: il tempo di Tevez all'Etihad Stadium - salvo clamorosi non meno che improbabili ripensamenti - e' irrimediabilmente terminato. Se voleva andarsene, come gia' richiesto due volte negli ultimi 12 mesi - aprendo le porte a un possibile giro di mercato con l'Inter - verra' accontentato, anzi sara' cacciato a furor di popolo. Perche' ora anche i tifosi dei citizens gli hanno girato le spalle. Tanto che al ritorno dalla Germania martedi' notte, per lasciare il parcheggio dell'aeroporto con la sua vettura ha avuto bisogno di una doppia scorta. Capriccioso, volubile, strapagato, arrogante. In una parola, ''insopportabilmente egoista''. Questi alcuni degli epiteti (edulcorati) che gli hanno riservato i suoi ex fans in Internet. E neppure la sua farraginosa retromarcia ha sortito alcun effetto. Le immagini a bordo campo sono eloquenti, e non lasciano spazio all'interpretazione. Il City e' sotto di due gol, manca piu' di mezz'ora alla fine. Mancini gli chiede di entrare, lui suote la testa. Il tecnico italiano non gliele manda a dire, in campo e davanti ai taccuini al termine della partita, uufficializzando il divorzio. ''Per quel che mi riguarda ha chiuso, con me non giochera' piu' - le parole di Mancini -. Se vogliamo che il City diventi una grande squadra, Carlos non puo' piu' giocare per noi. Perche' queste cose non possono capitare nei grandi club. Si e' rifiutato di entrare in campo. Quello che gli ho detto restera' tra di noi, ma posso dire di essere molto dispiaciuto perche' mi aspettavo che aiutasse i suoi compagni in quel momento difficile''. Inizialmente Tevez ha cercato di spiegare il suo gesto con la delusione per non essere stato il primo cambio della serata: uscito in precedenza Edin Dzeko, Mancini lo aveva sostituito con Nigel de Jong. L'indomani ha cercato, maldestramente, di rimediare con dichiarazioni che grondano opportunismo di maniera. ''C'era confusione in panchina e penso di essere stato male interpretato. Voglio scusarmi con i tifosi del City perche' loro sanno che do' sempre tutto in campo. Voglio precisare che non mi sono mai rifiutato di entrare in campo''. Peccato per lui che le immagini lo inchiodino davanti alle sue responsabilita'. E che facciano passare in secondo piano le sue (anche) legittime rivendicazioni per una maglia da titolare. In questa maniera si e' estromesso da solo, dando ragione a chi, come Mancini, prima gli ha tolto la fascia di capitano poi lo ha degradato in panchina. Perche' chi gioca ora, ovvero Dzeko e Sergio Aguero, stanno meritando di piu' e soprattutto non si comportano da bambini capricciosi. Tevez si trincera dietro i numeri, che indicano uno score di assoluta eccellenza nelle 91 partite coi citizens (53). Ma nessuno a Manchester e' piu' disposto a perdonarlo: se nell'estate 2009 il suo passaggio dallo United al City era stato salutato con un maxicartellone (irriverente per i cugini) nel centro della citta' (''Benvenuto a Manchester''), ora e' il primo sulla lista degli sgraditi. Non solo. Gia' giovedi' Mancini si incontrera' con il presidente Khaldoon al-Mubarak e assieme decideranno quali azioni intraprendere: non solo l'immediata esclusione dalla rosa, ma possibilmente la risoluzione del contratto con forte penale a carico del ribelle milionario.

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di Roberto Russo
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