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IL PENSIERO AZZURRO

Tre sguardi


Tre sguardi
03/05/2010, 12:05

 Uno sguardo in casa nostra e due fuori.
Tutto considerato il campionato del Napoli è andato bene, ma da un punto di vista diverso da quello che ci si sarebbe atteso e per una motivazione fondamentale che non tutti rilevano.
La vittoria di Verona è la sesta della stagione, a dimostrazione di una spigliatezza da trasferta che la squadra non sempre riesce a replicare tra le famose mura amiche. Sei vittorie, e solo otto in casa. Come mai questo, per una compagine che tradizionalmente ha costruito al San Paolo le maggiori soddisfazioni? Affluenza di pubblico in calo? No, se il popolo azzurro risulta puntualmente il più numeroso sulle gradinate. Contestazioni? Nemmeno. Il problema è evidentemente di natura tecnico – tattica. La squadra, nel modulo e nella formazione ben presto identificata da Mazzarri come imprescindibili e intangibili, è monolitica: un tre cinque due con non più di tredici o quattordici interpreti e sostituzioni dettate soltanto dalla necessità di infortuni (non molti, grazie al cielo) e squalifiche. Una disposizione tattica che fonda molte se non tutte le proprie alternative offensive sulla capacità naturale di tre uomini, Lavezzi, Hamsik e Maggio, di attaccare gli spazi.
Ma per attaccare gli spazi è necessario che gli spazi ci siano; e questo succede contro squadre che giochino e lascino giocare. Non a caso le migliori prestazioni sono arrivate contro le grandi e appunto fuori casa, dove gli ospiti devono pur fare la partita. Abbiamo invece visto balbettare i ragazzi quando gli avversari si chiudevano per ripartire in contropiede: otto pareggi e due sconfitte interni, 32 punti contro, ad esempio, i 44 del Palermo.
Né aiuta la scarsa freddezza sotto rete se è vero, come è vero, che per fare un gol dobbiamo sbagliare almeno tre occasioni nitide. Il che ci porta a considerare dove e come bisognerà intervenire in fase di rafforzamento della rosa, ma ne parleremo lungamente a campionato concluso; per ora basti dire che un centrocampista che sappia verticalizzare e concludere da fuori area, calciando magari le famose punizioni, appare imprescindibile come una punta che concretizzi almeno un’occasione su due.
Dicevamo di una motivazione che, un po’ ottimisticamente, viene spesso trascurata: il campionato decisamente sbagliato di squadre come Fiorentina, Genoa, Lazio e Udinese. Non va dimenticata, la cosa: sfido chiunque a ritenere che anche il prossimo anno queste formazioni se ne staranno nei bassifondi accettando un ruolo da comprimari. E’ molto più probabile che già durante il mercato ce le troveremo agguerrite e determinate su ogni trattativa di acquisizione delle rare buone occasioni che si creeranno.
Primo sguardo fuori. Ne abbiamo viste tante: tifosi che contestano, spettacolari striscioni, silenzi ostinati, ingressi ritardati e curve vuote: mai però ci era toccato di assistere a un tifo sincero e convinto per gli avversari, come hanno fatto i laziali per l’Inter. Se avere un derby porta a queste aberrazioni, allora grazie, ne facciamo volentieri a meno. Il tifoso tifa per la propria squadra, è nella definizione. Tifare contro è una cosa avversa alla natura.
Secondo sguardo fuori. Lippi convoca 29 calciatori per lo stage preparatorio al mondiale. Lieti per Maggio, De Sanctis e Quagliarella, ma risulta francamente insopportabile l’arroganza con la quale vengono ignorati fuoriclasse come lo strepitoso Miccoli e invece vengono chiamati nove (nove!) tra titolari e riserve della pessima Juventus e alcune cariatidi come Gattuso e Zambrotta, evidentemente non in grado di sostenere un torneo estremo come quello che si terrà in Sudafrica. Speriamo di sbagliarci, ma non ci sembrano le premesse giuste per confermare il titolo

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di Pensiero Azzurro
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