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Troppo Napoli in tv, i ristoranti protestano


Troppo Napoli in tv, i ristoranti protestano
21/09/2011, 15:09

Guido Cante, quante prenotazioni avete per domani sera a cena? «Zero». Colpa della crisi economica? «No, di Chievo-Napoli in tv alle 20,45. Mercoledì scorso abbiamo fatto due coperti: c'era il Manchester City. E temo che non andrà meglio sabato prossimo, perché c'è Napoli-Fiorentina. E il martedì successivo, perché il programma prevede Napoli-Villareal. E sabato 1° ottobre, visto che il Napoli va a giocare a Milano contro l'Inter». E via così, fino a Natale: perché il combinato disposto di un calendario tambureggiante e dei successi sempre più travolgenti degli azzurri sta provocando il collasso economico della ristorazione a Napoli e provincia. Il caso di Guido Cante, patron di «Fenesta Verde» a Giugliano, cioè uno dei capisaldi della gastronomia campana di tradizione, non è infatti l'unico.

Tra partite di campionato e partite di Coppa, la programmazione di Sky e di Premium non lascia tregua al tifoso e ha completamente stravolto le abitudini degli avventori calciodipendenti: una volta la cena del sabato e il pranzo della domenica erano consacrati alle tavolate con la famiglia o con gli amici al ristorante, e il massimo della passione tifosa era rappresentata dal cliente che sussurrava trepidante all'orecchio del cameriere: Scusate, sapite 'o Napule che sta facenn'? «Oggi, invece — continua Cante — prima di prendere qualsiasi impegno fuori, si studiano incessantemente i calendari e i palinsesti tv. Persino gli invitati ai matrimoni si informano se nel locale scelto dagli sposi c'è il televisore; e dal canto loro i titolari si dannano per far durare il ricevimento il meno possibile, in modo da sbattere fuori gli invitati in tempo per godersi in santa pace la partita». Ristoratori vittime consenzienti, dunque. «Tengo a premettere che io — al pari di tanti colleghi — mi ritengo un grande tifoso del Napoli, conservo come una reliquia la cassetta del primo scudetto e il sogno di vincerne un altro è nel mio cuore; ma quanto sta succedendo è la ciliegina, avvelenata, sulla torta della crisi. Perché se è vero che i napoletani vanno in genere di meno a mangiare fuori, è altrettanto vero che qui parliamo di avvocati, notai, professionisti che hanno quasi del tutto smesso di frequentare i ristoranti, e non si tratta certo di gente che non esce per paura di spendere troppo. La controprova è che, in quei rari giorni in cui non gioca il Napoli (ma attenzione, in cui non giocano anche le altre squadre «collegate» al Napoli per motivi di classifica e di Coppa, perché il tifoso globale deve essere costantemente aggiornato su tutto), subito tornano a trovarci».

Cante non parla solo a titolo personale: «Questa situazione riguarda praticamente tutti i locali di Napoli e dintorni. Si salva qualche pizzeria e qualche pub perché ha Sky sul maxischermo (magari usando l'abbonamento «privato» e non quello «pubblico», che costa un occhio), ma per la stragrande maggioranza di noi ristoratori il calo degli affari tocca l'80 per cento quando gioca il Napoli». Alla passione non si comanda.. «Certo, ma ormai si resta a casa anche per l'amichevole con il Palermo; e la «febbre» è tale che resterebbero davanti al teleschermo anche se Lavezzi, Cavani e Hamsik giocassero contro il Giugliano, o il Villaricca». Come se ne esce? Per Cante la soluzione è una sola, «anticipare» gli anticipi serali del sabato alle 15, e soprattutto spostare il fischio d'inizio delle partite domenicali almeno alle 16: «Perché ormai anche quei pochi clienti del pranzo domenicale ti annunciano, ancor prima di sedersi, che entro le 14,30 devono aver finito di mangiare. «Anche il dessert?», chiedo io. «No, per fare presto quello me lo compro alla prima pasticceria che incontro». Così il nostro lavoro è umiliato, ma i guai peggiori non sono quelli dei titolari, ma dei dipendenti: a «Fenesta Verde» ne abbiamo al momento otto «fissi» più tre part-time. Se, come pure ci auguriamo, il Napoli continuerà a fare sfracelli lottando per il titolo sia in campionato che in Champions, quanti saranno i posti di lavoro che si salveranno fra città e provincia?».

La chiacchierata con Cante era cominciata sul filo dell'ironia, ma le sue riflessioni si fanno sempre più apocalittiche: «In realtà stiamo scherzando col fuoco senza accorgercene. Nel giro di pochi mesi, a pagare saranno come sempre i più deboli: noi invece di 10 primi ne faremo 4, invece di 10 pezzi di pane ne compreremo 3, il panettiere, i fornitori di carne, pesce, verdure, mozzarella avranno meno lavoro, necessiteranno di meno personale, gireranno meno soldi, e alla fine avremmo fatto un ulteriore passo verso il disastro». Siamo all' «emergenza sociale», assicura Cante, e perciò lancia il suo appello alle istituzioni, a De Magistris, al cardinale secondo cui a Napoli e in Campania nemmeno un posto di lavoro deve andare perduto: «Uno? i posti di lavoro a rischio sono ormai decine di migliaia: bisogna intervenire subito sugli orari delle partite se non vogliamo che tanti lavoratori finiscano a spasso». O presumibilmente davanti alla tv, disoccupati ma felici di tifare a squarciagola per la squadra del cuore. Fonte: Corriere del Mezzogiorno.

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di Salvatore Formisano
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