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Un giorno con Messi, Pastore e Lavezzi


Un giorno con Messi, Pastore e Lavezzi
13/10/2010, 14:10

L'editoriale di Gianluca di Marzio per Tmw

Ho visto Messi. L'ho cercato, inseguito, aspettato, ero curioso. Volevo guardarlo negli occhi, studiarlo da vicino, mi interessava capire come si comportava in pubblico il più grande campione di oggi. Mi ha stupito. Perché non fa il divo, si ferma con tutti e da tutti, mille foto, cento autografi, il sorriso sempre pronto, nessuna guardia del corpo, solo la compagnia di padre, fratello e Lippi jr. Che non è il suo procuratore ma è l'italiano più vicino alla sua famiglia, quindi la persona più adatta con cui parlare nei prossimi mesi (anni ?) per realizzare il sogno di portarlo da noi. Anche a giocare. Per adesso si veste e si diverte. Milano gli piace, ha mangiato bene e persino ballato (la notte milanese è diabolica…), sarebbe dovuto rimanere anche un giorno in più ma poi Guardiola ha cambiato il programma degli allenamenti e lui quello del ritorno. Lunedì Milano sembrava Buenos Aires: Messi, Lavezzi, Pastore, tutti insieme appassionatamente, relax e shopping, il mercato che sarà, chissà. Il Pocho è di casa, ma non ha –come dicono- comprato casa, gli piace girare in Via Montenapoleone ma non è altrettanto tentato da San Siro, Napoli può stare tranquilla. Si sta facendo crescere la barbetta, sembra più grande dei suoi 25 anni, di sicuro è più maturo. Da un anno ormai lo vedo sempre sereno, ha risolto i suoi problemi familiari e ha poi costruito un rapporto davvero speciale con Mazzarri, questa è anche la chiave della sua tranquillità. Si parlano, si confidano, si stimolano a vicenda, il feeling non è semplicemente quello tra un allenatore e il suo campione, molto di più. Lavezzi infatti ha imparato a fidarsi, non è facile per uno come lui cresciuto nella povertà, uno che al primo incontro non ti guarda mai negli occhi, che sembra timido ma in realtà è diffidente, che si apre solo quando ti conosce bene e, soprattutto, ti stima e ti crede. Così Mazzarri gli fa anche un pò da padre, quello che ha fatto con lui il fratello Diego in Argentina quando i genitori si separarono. Questione di fiducia, la stessa che Pastore avverte nel Palermo, quella che gli permette di esprimere in campo tutto il suo valore. La faccia è da bravo ragazzo, il modo è sempre misurato di parlare e di comportarsi, il classico predestinato: da vicino poi fa impressione, è più alto di come può sembrare in tv o dalla postazione-stampa di uno stadio, sta mettendo anche muscoli in un fisico con il talento puro nel dna, Zamparini gongola. Dicendo pure di volerlo trattenere e blindare ancora per molto al Barbera: la vedo dura considerando il livello delle sue prestazioni, prevedo caccia grossa tra qualche mese. Gennaio intanto si avvicina, anche per l'Inter. Che ha risolto il caso-Maicon nei giorni scorsi e in gran segreto, adeguandogli il contratto e promettendo di discuterne presto anche la durata. Peraltro l'Inter e Maicon si sono arrangiati da soli, senza convocare Caliendo, aspettiamoci allora nuovi sfoghi dell'Antonio furioso. Non aspettiamoci invece cessioni in vista: il brasiliano non è in vendita, Moratti non ha cambiato idea, non ci sono ipotesi di scambio con il Real per Benzema. Che poi l'Inter possa decidere di andare su un attaccante per gennaio non è ancora deciso, dipenderà dal recupero di Milito e dai progressi di Coutinho e Biabiany. Solo tra un mese (almeno) verrà deciso se intervenire e per quale ruolo, nel frattempo continua la perlustrazione europea e sudamericana, giusto per avere sotto controllo tutto quello che offre il mercato. Quello che non finisce mai. Quello che sta per fare sul serio.

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di Redazione
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