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L'EDITORIALE

Un pallone bucato dal conflitto d'interessi


Un pallone bucato dal conflitto d'interessi
19/02/2011, 01:02

Una sentenza di fatto e non di diritto. Una tivù nazionale che si intrufola nella Giustizia Sportiva, svelando, in un solo colpo di zoom, il proprio Dna che la rende mezzo a tutela degli interessi della sua proprietà. L’intrusione del filmato proposto dalla trasmissione “Controcampo” nel corso della discussione del ricorso presentato dal Napoli presso la Corte di Giustizia Federale, rappresenta forse il punto più basso toccato dalla Giustizia Sportiva del nostro movimento calcistico. Sulla bilancia delle ingiustizie però, più che l’istituzione poco garantista della Corte Federale, a pendere giù verso i piani bassissimi dell’etica è il conflitto d’interessi dilagante del nostro paese, oggi esploso in tutta la sua indecenza anche nella sfera calcistica. Il potere mediatico, chiaramente di parte,  che irrompe all’interno di un dibattimento giuridico. Una televisione nazionale, di proprietà dello stesso patron della squadra in lotta con la società di cui fa parte il calciatore oggetto della sentenza, che fornisce un elemento nuovo e determinante. Il calcio è il riflesso della società e a volte lo specchio del pallone riflette in modo netto le storture imposte dai poteri forti. Il caso Lavezzi è un clamoroso esempio di conflitto d’interessi che irrompe nella Giustizia Sportiva. Il gesto di Lavezzi non si discute ma le procedure di questo processo più che sommario lasciano un profondissimo senso d’ impotenza. Oggi, 18 febbraio 2011, anche il pallone è stato bucato dalla dose strabordante del conflitto d’interessi che muove i fili del nostro paese. Un pallone bucato rotola malconcio su un tavolo verde dominato da un croupier che anche nella giustizia sportiva, così come in quella civile e penale, non sa perdere.

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di Massimo La Porta
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