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IL PENSIERO AZZURRO

Un piccolo bilancio


Un piccolo bilancio
19/04/2010, 16:04

Una volta battuto il Bari, e alzi la mano chi lo avrebbe detto con sicurezza dopo la partita col Parma, il Napoli è atteso dall’ultimo miniciclo con in fondo il risultato finale della stagione. La maggior parte dei critici e degli osservatori, a questo punto e con tanti preziosi traguardi in ballo, pensa bene di conservare la propria credibilità e la faccia, chi ce l’ha ancora, aspettando di vedere che cosa succederà in questi quattro incontri, tanto più che la formazione pur minata dalle quattro illustri assenze ha messo in mostra un gioco tutt’altro che deficitario.
Siccome però chi scrive, essendo soltanto un tifoso e non un critico professionista, non ha facce da preservare né reputazioni da spendere con attenzione, ha deciso di tentare un primo sommario bilancio della stagione, a partire da qualche considerazione su chi ci precede in classifica.
Inter, Milan e Roma vanno tolte dal novero. Non sono raggiungibili adesso e non lo saranno fino a quando gli imprenditori che hanno alle spalle, Berlusconi, Moratti e Capitalia, non decideranno di farsi da parte. Non illuda il campionato del Milan, che l’anno prossimo cambierà cinque o sei campionissimi anziani con cinque o sei campionissimi meno anziani; e nemmeno la situazione debitoria della Roma, che è inguaiata nella stessa misura da almeno cinque anni e le viene comunque consentito di non vendere i pezzi migliori: ieri Ranieri si è concesso di togliere Totti e De Rossi dal campo per eccessivo nervosismo, perché poteva sostituirli con Menez e Taddei (e ancora teneva in panchina Baptista e Brighi). Né l’Inter, che approda alle semifinali di Champions con pieno merito, è da meno. Sono squadre nelle quali i nostri migliori uomini probabilmente scalderebbero la panchina.
Anche alle nostre spalle ci sono squadre che in valore assoluto hanno rose migliori di quella azzurra: Juventus, Fiorentina, forse anche Genoa, Lazio e Udinese. Come scritto altrove, mi auguro che le difficoltà extratecniche di queste formazioni perdurino anche il prossimo anno: in caso contrario non sarà facile ripetersi ai livelli di questo campionato, né per il Napoli né per Palermo e Sampdoria.
Ecco, queste ultime due formazioni spingono a riflessioni: il Palermo ha innestato, tra giovani di ottime speranze come Sirigu, Cavani, Pastore, Bertolo, Abel Hernandez, campioni di consolidatissimo valore come Miccoli, Liverani e Nocerino. Un mix intelligente ed equilibrato, che sta dando splendidi frutti favoriti appunto dal negativo altrui andamento, pur avendo come noi (e anzi dopo di noi) dovuto cambiare guida tecnica.
La Sampdoria invece ha puntato sulla conservazione del precedente organico con illustri inserimenti. Palombo e Zauri sono stati nel tempo affiancati da gente come Cassano, Pazzini, Semioli, Mannini; e tanti saluti al tetto degli ingaggi e agli equilibri da salvaguardare.
Comunque andrà a finire la corsa al quarto posto e salvo auspicabili cataclismi, una delle due si ritroverà a confrontarsi con le migliori squadre d’Europa; e magari, dosando le forze e con un po’ di fortuna, anche andando avanti fino all’emozionante fase a gironi.
E noi? Noi dobbiamo essere contenti, e molto, del posto che il Napoli occupa in classifica; diamo per scontata la solita solfa su come eravamo messi, sulla squadra senza nerbo di Donadoni, sul gioco e la voglia ritrovati. Tuttavia per migliorare bisogna anche aver il coraggio, pur quando le cose vanno bene, di dire che potrebbero anche andar meglio.
Il sottoscritto crede fortemente che il Napoli, comunque vadano le ultime quattro partite, abbia raggiunto il massimo risultato possibile per questa rosa e questi ruoli, tenuto conto dell’immenso girone di ritorno che hanno fatto Grava, Cannavaro, Campagnaro e Pazienza che mai, in carriera, avevano giocato a questo livello; ma che se si vuole tentare qualcos’altro, se si vuole provare a collocarsi stabilmente a ridosso delle prime (a ridosso, attenzione: non a competere per lo scudetto), si deve integrare il gruppo con campioni veri, almeno uno per reparto, in grado di prendere per mano la formazione nei momenti difficili del campionato o delle singole partite. Gente che non si consenta e non consenta a nessuno amnesie o assenze, e che quando è il momento parli anche all’arbitro guardandolo fieramente negli occhi e non facendosi cacciare, inducendolo a una direzione di gioco obiettiva come raramente ci è toccato quest’anno.
Ingaggio o non ingaggio, diritti di immagine o non diritti di immagine, gente così costa cara.
Ma serve come il pane.

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di Maurizio de Giovanni
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