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L'OPINIONE DI CORBO

"Una sola firma sul ko: quella di Mazzarri"


'Una sola firma sul ko: quella di Mazzarri'
22/09/2011, 10:09

La sconfitta ha una sola firma. Walter Mazzarri. Sottovalutando il Chievo, inserisce sette giocatori nuovi, alcuni impresentabili. Come Pandev. Se non sopporta le tensioni del primato, ma preferisce posizioni defilate allora no, è il solo ad aver vinto.
Il Napoli non solo ha lasciato per un’ora fuori il capocannoniere del campionato, in panchina accanto ad Hamsik. I due che, se si ripetono, promettono quest’anno una quarantina di gol. Non solo ha escluso Lavezzi, il più generoso e creativo dei suoi trequartisti. Ha rinunciato all’idea di attacco fino alla mezz’ora finale. Dei tre schierati, nessuno è una prima punta. Suo malgrado, Mazzarri ha confermato un’assenza tante volte segnalate: non c’è un solo giocatore, tranne Lucarelli per ora soltanto una mascotte, che possa giocare di punta dove Cavani rappresenta il miglior potenziale offensivo del campionato, almeno finora. Pandev rivela molto più dei suoi 28 anni quando si gira. Non è pronto, bisogna dargli tempo. Dà l’illusione ottica di un campo in salita a chi lo vede correre. Né sfrutta i disguidi dei centrali difensivi del Chievo: Moreno e Cesar. A destra Mascara non raccoglie i pur rari suggerimenti di Maggio, e finisce nella morsa di Jokic. a sinistra il tuttodestro Zuniga si conferma in buona forma sul versante a lui meno favorevole ma non sa riaccendere Santana, che ad inizio di stagione esibiva una insospettata vivacità. Il primo ad essere escluso. Il Napoli si è seduto in sala d’attesa. Ha trascorso un’ora senza agitarsi, né dannarsi. La sua forza è sembrata la mediocrità confessata del Chievo privo anche di Pellissier. Per esorcizzare i non temibili Paloschi e Thereau rilevato poi da Moscardelli, basta una difesa inedita, con Aronica al centro bene assistito da Fernandez ma non da Fideleff che dopo un’ora di decoro offre a Moscardelli l’assist fatale. Rompe la monotonia con il furore di Gargano che si oppone al peruviano Cruzado, contrasta e taglia il campo in verticale per portare palla. Accanto a Gargano, c’è l’incerto Dzemaili. Ma è Di Carlo a dare la svolta tattica. Inserisce il capellone Moscardelli come seconda punta al posto dell’etereo Thereau. Dà la scossa al centrocampo a Paloschi, crea gli spazi per far dilagare Rigoni e Bradley. Il Napoli soffre con la difesa a 3 se c’è una seconda punta tra le linee. Ancora peggio un terzetto tutto nuovo. Moscardelli lo dimostra ancora una volta. Mazzarri non trova la contromossa neanche dopo aver subìto il gol del Chievo. È palese il vuoto lasciato a destra lasciato da Maggio in fase difensiva. Avrà avuto i suoi motivi per non trasformare la difesa a 4, con Zuniga a destra, Aronica a sinistra, Fernandez al centro con lo sfortunato Fideleff, quindi protetti da una trincea con il quartetto (Dzemaili, Inler, Gargano, Hamsik) e in avanti Cavani e Pandev. Un’ipotesi come un’altra. Mazzarri invece traveste da attaccante Fideleff, nella triste serata del suo debutto. Il più goffo tentativo di ricomporre una squadra che Mazzarri aveva smontato. E non ha saputo riunire. Correva, la squadra delle meraviglie non poteva essere già stanca. Turnover fallito da chi è purtroppo nuovo alle vertigini da primato.
FONTE: ANTONIO CORBO PER “REPUBBLICA”
 

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di Redazione
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