Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

LO SCRIVE REPUBBLICA

Villas Boas, il suo destino si deciderà a Napoli


Villas Boas, il suo destino si deciderà a Napoli
20/02/2012, 18:02

Se André Villas-Boas sta bluffando, nel tempo libero dovrebbe darsi al poker. «Il mio futuro non dipende dai risultati a breve termine», afferma l’allenatore del Chelsea dopo l’ennesima delusione, un 1-1 interno sabato in Coppa d’Inghilterra contro il Birmingham City (serie B), che vinceva fino al 17’ della ripresa, un rigore sbagliato dai suoi, le foto di Drogba che nell’intervallo si improvvisa coach nel tunnel degli spogliatoi («chi comanda in questo club?», titolano i giornali), i fischi del pubblico di casa. «Una sconfitta martedì a Napoli in Champions League non provocherebbe il mio licenziamento», insiste il 34enne portoghese, alla sua terza stagione in panchina dopo avere fatto lo scout per il Chelsea (sotto Mourinho), alla prima in un grande club europeo dopo la “tripla” vittoria (campionato, coppa nazionale, Europa League) l’anno scorso con il Porto. Poi il dubbio deve sfiorarlo: «Comunque
non sta a me decidere. Dovete chiedere queste cose alla persona giusta ». Ovvero a Roman Abramovich, padre-padrone del Chelsea. Con cui Villas-Boas sostiene di avere «un rapporto perfetto», per nulla turbato dagli incontri del boss con giocatori vicini all’ammutinamento. E nemmeno turbato dai messaggini che Mourinho manda a Terry e compagni, istigandoli alla ribellione secondo alcuni: «Li mando anch’io ai miei ex del Porto». Ai veterani sospettati di insurrezione nei suoi confronti invia però un monito: «Non m’interessa cosa dicono i giocatori. Non m’importa che mi appoggino, mi appoggia il proprietario. Loro pensino a dare il meglio, se vogliono restare al Chelsea». Ma lui ci resterà? In Premier League ha vinto solo due delle ultime dieci
partite, facendo tre pareggi e una sconfitta nelle ultime quattro: è quinto in classifica, fuori dalla zona Champions della prossima stagione.

L’apparenza è che Villas-Boas abbia ormai tutti contro: la stampa locale, la squadra, i tifosi. Scrive il Times: «Possibile che Abramovich abbia licenziato Ancelotti per essere arrivato secondo in Premier League, l’anno dopo aver vinto il Double (campionato e Coppa d’Inghilterra), e ora sia contento di uno che lotta per il quarto posto?». Circolano varie risposte: il petroliere siberiano ha speso 15 milioni di sterline per licenziare Ancelotti, 11 per liberare Villas-Boas dal Porto, dovrebbe spenderne altri 15 per licenziarlo, tanti perfino per un oligarca, per di più mentre aspetta il verdetto di un tribunale sulla causa intentatagli da un altro Paperone russo, Boris Berezovskij, per portargli via 5 miliardi di dollari (un terzo del suo patrimonio). Seconda ipotesi: il Chelsea è una squadra vecchia, ha bisogno di modernizzarsi, la modernizzazione richiede tempo, Abramovich se
ne rende conto. Infine: magari Villas-Boas gli è simpatico. Più di Mou. Oppure Abramovich ha capito di essere lui la causa dei problemi del Chelsea, avendo cambiato otto allenatori in cinque anni, inclusi due (José e Carletto) fra i migliori.

Prenderà il nono, se martedì il Napoli batte il Chelsea? Di certo c’è che il declino dell’“Impero Romano”, com’è soprannominato il Chelsea in omaggio al suo nome, sembra la metafora del peggior momento per il football inglese in Europa negli ultimi 16 anni: per la prima volta l’Inghilterra potrebbe non mandare neanche una squadra ai quarti di Champions, dopo avere prodotto tre semifinaliste su quattro per tre anni (2007-2009) di seguito e una finalista (il Manchester United) in tre delle ultime cinque edizioni. A meno di un miracolo, concludono i tabloid, Villas-Boas è spacciato. E starebbe per finire anche l’era di Arsene Wenger all’Arsenal, dopo una sconfitta per 2-0 con il Sunderland in Coppa d’Inghilterra sulla scia del 4-0 beccato dal Milan in Champions: al suo posto, pure lì, si fa il nome di Guardiola.

FONTE: LA REPUBBLICA
 

Commenta Stampa
di Luigi Russo Spena
Riproduzione riservata ©