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Zeman:Nel mio Napoli sfumarono sia Baggio che Zola


Zeman:Nel mio Napoli sfumarono sia Baggio che Zola
30/03/2011, 11:03

Zdenek Zeman ha rilasciato un'intervista a calcionapoli24.it. Queste le parole dell'ex allenatore del Napoli.

Napoli – Lazio, partita decisiva in chiave Champions o per gli azzurri può valere anche di più?
"E’ una  partita tra due squadre che stanno facendo un grande campionato dopo tanti anni difficili. In particolar modo la Lazio, che la scorsa stagione ha sofferto per evitare la B, quest’anno è partita bene ed ora lotta per mantenere una posizione di prestigio. Per quanto riguarda gli azzurri credo che un’annata così importante non si vedeva da vent’anni: il distacco dal Milan è minimo e c’è la possibilità di giocarsela fino in fondo".
 
Il passato del Napoli, Edy Reja, contro il presente, e probabilmente il futuro, Walter Mazzarri. Sotto il profilo tattico che gara si aspetta?
"La Lazio è abituata a gestire, a non scoprirsi e a badare al risultato anche con il minor scarto possibile, mentre il Napoli è capace di sviluppare un gioco molto offensivo grazie a Lavezzi, Cavani e Hamsik che stanno facendo benissimo: questi tre giocatori integrano la manovra con preziosi movimenti anche lontano dalla porta".
 
Del trio delle meraviglie di cui ha appena parlato, chi è secondo lei il più importante nell’economia del gioco?
"Senza dubbio Lavezzi visto che non da riferimenti alle difese avversarie. Mi sembra evidente che quando è mancato, il Napoli ha avuto qualche problema ad esprimersi al meglio. Hamsik e Cavani, ovviamente, sono anche loro importantissimi per completare un terzetto ben assortito".
 
Si aspettava l’exploit di Cavani considerando che a Palermo non aveva mai segnato così tanto?
"Beh, con i rosanero l’uruguaiano ha fatto un po’ di tutto e in campo consumava molte energie in fase difensiva. Anche con Mazzarri si sacrifica notevolmente, ma ha più spazio in zona gol dove è il riferimento principale per la finalizzazione".
 
Qual era il suo sogno quando è arrivato in Italia? Con il passare degli anni si è modificato? Spera di allenare nuovamente in A o preferisce lavorare con i giovani nell’ambito di un progetto interessante come quello di Foggia? Magari una Zemanlandia bis con i Satanelli in massima serie …
"Il mio sogno era cercare di vivere bene e di divertirmi, e penso di esserci riuscito. Ho sempre avvertito prima di tutto il bisogno di fare sport per poi insegnarlo agli altri. Ad oggi sono contento così, non credo che ci sia differenza tra le varie categorie, per me è importante  seguire un progetto che mi appassiona e svilupparlo con le mie modalità di lavoro: in serie A non è possibile e allora mi dedico ad altre realtà che credono in me".
 
Le sue parole lasciano trasparire motivazioni che esulano dal rettangolo di gioco. La scorsa estate si è parlato di una Calciopoli bis …
"Anche, ma a me interessa il campo e i sistemi di lavoro di vent’anni fa sono diversi, quasi improponibili ai giocatori di oggi ... C'è un livello medio talmente basso in giro … Forse sono io che non riesco o non voglio adattarmi!"
 
La fase offensiva del 3-5-2 di Mazzarri si può considerare similare a quella del Foggia dei miracoli?
"I tre attaccanti del Napoli sono più liberi, scambiano molto le loro posizioni, aggrediscono gli spazi in modo organizzato e ordinato nelle zone di competenza, dando così modo agli altri di inserirsi. Inoltre i due esterni, Maggio e Dossena, danno un supporto consistente".
 
Lei è stato il mentore di Totti. Sente suo, ora, il ruolo di Padrino per il battesimo di Insigne? Il telentino del Napoli è pronto al grande salto?
"Lorenzo è un ottimo calciatore con doti e qualità interessanti. Dopo l’esperienza di Cava De’ Tirreni questo è il primo campionato in cui gioca con continuità, e devo dire che sta facendo molto bene. Magari non garantisce ancora prestazioni equilibrate alternando cose buone ad altre meno, però sono convinto che con un lavoro specifico e incentivandolo a sacrificarsi per migliorare sul piano mentale, potrà giocare a lungo in serie A".
 
Lo ha scelto lei o le è stato consigliato da qualcuno? Che le piaccia è indiscutibile, non lo ha mai sostituito …
"Una sola volta mi sembra, ma perché si è infortunato (ride, ndr).  L’ho scelto io dopo averlo visto al Viareggio due anni fa in un Parma – Napoli, partita in cui fece molto bene. Ne parlai con Pavone (Ds del Foggia, l’anno scorso della Cavese, ndr) e l’abbiamo convinto a venire da noi".
 
Somiglia a qualche giocatore che ha allenato in passato?
"Non credo. Lorenzo ha delle doti tecniche che forse potrebbero ricordare solo Giovinco, un calciatore che conosco da quando aveva 15 anni: lui non è riuscito ad affermarsi alla Juventus, ma quest’anno a Parma ha dimostrato che quando si hanno determinate qualità, pur non avendo un grande fisico, ci si può esprimere a buoni livelli. Ma non è l’unico, anche Messi …"
 
Le sue battaglie sono passate alla storia. Sono servite a qualcosa o il calcio ritorna sempre sui suoi passi … in negativo?
"Non sono state battaglie. Credo sia un dovere provare a migliorare l’ambiente in cui si vive, si lavora, ampliare le vedute. Il calcio per me resta uno gioco che dovrebbe divertire e avvicinare la gente alla pratica sportiva. Purtroppo ci sono troppe cose che causano l’effetto contrario, cioè allontanare. La situazione del calcio italiano attualmente non è delle migliori e il pubblico negli stadi diminuisce sempre più a prescindere dagli incidenti. Del resto anche i risultati in campo europeo non si possono considerare soddisfacenti".
 
Calciopoli c’è ancora o non c’è mai stata?
"Oggi non ci sono quelle situazioni che si vivevano qualche anno fa, ma è evidente che, come dicevo prima, c’è ancora tanto da migliorare …"
 
In molti si chiedono perché Lei decise di accettare la panchina del Napoli pur sapendo che Alessandro, figlio di Luciano Moggi, dirigente con il quale ha avuto forti scontri dialettici e divergenze di vedute, fosse il consulente di mercato del club partenopeo?
"Pensavo di essere tanto bravo (ride, ndr) e di poter fare un buon lavoro, nonostante i tanti ostacoli, in una piazza che calcisticamente parlando è una delle più belle in assoluto: la passione dei tifosi è incredibile, da  stimoli al tecnico e alla squadra davvero impressionanti e si matura l’istinto naturale di voler regalare soddisfazioni a tutti i costi. Mi spiace di non esserci riuscito".
 
Sentiva quella squadra completamente sua?
"Assolutamente no. Buona parte dei giocatori furono portati da Moggi che non aveva altre soluzione per sistemarli. Fresi e Moriero, ad esempio, non erano per niente adatti al mio gioco. Avevo richiesto tanti altri calciatori ma non fui accontentato".
 
Ad esempio Baggio? O è vera la leggenda che fu proprio lei a bloccare il suo arrivo?
"Io ho sempre detto che i migliori giocatori che ha espresso il calcio italiano sono Rivera, Baggio e Totti … Fate un po’ voi. L’idea di portare Baggio era comunque più di Corbelli che mia, io avevo chiesto un altro dieci illustre: Gianfranco Zola! La trattativa era ben avviata ed anche il giocatore era entusiasta; purtroppo l’accordo con il Chelsea non fu raggiunto. Ad un certo punto sembrava si potessero acquistare entrambi ma feci presente che sarebbe stato difficile farli coesistere: a me serviva un solo calciatore con quelle caratteristiche".
 
Sfumarono entrambi. Arrivò … Sesa!
"Baggio decise di non allontanarsi da casa ed il Chelsea, come detto, non mollò la presa sul fantasista sardo. Il giocatore svizzero, invece, non mi dispiaceva affatto; l’anno prima fece benissimo al Lecce ed io chiesi informazioni perché lo volevo portare al Fenerbache. Costava due miliardi … Strano che il Napoli l’abbia acquistato a 15".
 
Saber, Quiroga, Jankulovski  … Sue scoperte, indubbie qualità, ma solo il suo connazionale ha avuto la carriera che meritava.
"Si, Marek dopo il Napoli, dove si è espresso bene, è andato ad Udine confermando le sue qualità. Poi al Milan ha fatto cose di grande livello pur giocando da terzino, un ruolo che per me non poteva ricoprire visto che aveva non poche carenze in fase difensiva. Saber, invece, mi colpì per la gran corsa e la pulizia di calcio. I problemi fisici, purtroppo, gli hanno creato notevoli problemi. Per quanto riguarda Quiroga, direi che in Germania (nel Wolfsbug, ndr) ha disputato tanti buoni campionati confermando le attese. A Napoli ha alternato cose egregie ad altre meno per alcune ricorrenti noie muscolari".
 
Quando lei è arrivato in Italia, fine anni ’80, la Cecoslovacchia era una nazione unita. Dopo Nedved e il campione del Napoli Hamsik, c’è un talento in erba pronto per approdare nel calcio italiano?
"No, direi di no, manca la personalità. L’unico potrebbe essere Rosicky, che non è vecchio (30 anni, ndr); lui  a mio avviso ha sbagliato Paese (Inghilterra tra le fila dell’Arsenal, ndr), in Italia avrebbe potuto consacrarsi di più grazie al grande talento che ha. Per quanto riguarda i giovani, l’under 21 sta facendo buone cose, ma più come discorso collettivo, di squadra, mentre le individualità che possono creare interesse ai grandi club sono poche".
 
Ha sempre evitato di indicare suoi eredi, ma c’è un allenatore di A o B, magari emergente, che la entusiasma?
"Ognuno allena secondo il proprio credo.  Poche partite del calcio italiano mi hanno entusiasmato quest’anno, davvero esigue le gare interessanti sul piano tecnico e tattico. Il modello di calcio perfetto attualmente  è il Barcellona, e dovrebbe essere di insegnamento per molti. Vedo troppa improvvisazione;  ci sono troppi allenatori, magari ex calciatori importanti, che nonostante non abbiano maturato la giusta esperienza tra le giovanili, vengono gettati nella mischia con superficialità o forse per altri motivi. La mia esperienza da tecnico, invece, è iniziata con i ragazzi e con loro riuscivo a capire ciò che era giusto fare attraverso la sperimentazione, gli errori, provando a montare e a smontare in continuazione. Grazie a questa gavetta oggi ho sempre chiaro il motivo che mi porta a fare determinate scelte. Non credo si possa dire lo stesso per tecnici come Leonardo, Mancini, Montella e lo stesso Ciro Ferrara”.
 
Previsione fantasiosa: se tra qualche anno il Napoli la dovesse richiamare, quale giocatore della rosa attuale sarebbe imprescindibile per attuare le sue strategie?
"Il giocatore più importante del Napoli è Lavezzi. Finchè riesce a stare bene fisicamente è un attaccante che da solo impegna tutto il reparto difensivo avversario”.
 
Hamsik in mediana lo vedrebbe bene?
"La sua bravura sta negli inserimenti da dietro, è  intelligente a trovare sempre gli spazi liberi per concludere l’azione. Nonostante sia bravissimo con entrambi i piedi, in fase difensiva non ha ancora trovato la sua posizione.  Dipende da lui, dalla sua applicazione e dall’organizzazione della squadra".
 
E se De Laurentiis dovesse chiamarla per monitorare il settore giovanile del club?
"Io sono vecchio (ride, ndr), non è possibile una cosa simile …"
 
… Mister, le idee non invecchiano!
(Sorpreso, sorride, ndr).
 
Chi vincerà lo scudetto?
“Le due milanesi sono favorite, ma il Napoli con il suo entusiasmo potrebbe inserirsi. Come gioco preferisco l’Udinese,  la squadra di Guidolin esprime il miglior calcio in Italia. Purtroppo i friulani pagano un inizio di campionato deludente".
 
Sul suo Napoli gravavano problemi societari. Il club azzurro è rinato in sei anni con la gestione De Laurentiis…
“Sei anni sono troppi per far rinascere una piazza come Napoli. Credo che questa squadra poteva ambire a traguardi prestigiosi con qualche anno di anticipo, ma va bene lo stesso così. La strada è lunga, mi auguro che il club possa lottare ancora tanti anni per il titolo”.
 
Fu lei a lanciare Antonio Nocerino ad Avellino.  Conoscendolo, si integrerebbe bene negli schemi di Mazzarri? Che tipo di giocatore è?
"E’ napoletano, lo presi dalla Berretti della Juventus quando aveva soltanto 17 anni. Ha grande personalità,  non si spaventa di nessuno, tecnicamente non è il massimo ma fa tanto lavoro, è molto importante per la squadra in fase difensiva.  Ha una buona visione, ha nelle corde la giocata ed ora è sicuramente maturo per essere considerato un giocatore da Napoli".
 
Il pronostico di Zeman per Napoli-Lazio.
"Il Napoli è favorito, lo sarebbe stato anche senza le assenze di Ledesma, Radu e Matuzalem. Gli uomini di Mazzarri non possono farsi sfuggire l’occasione di avvicinarsi al primo posto".
 
A proposito di Mazzarri, il tecnico livornese di gavetta ne ha fatta davvero tanta …
"Sta facendo molto bene e i risultati gli danno ampiamente ragione. Anche alla Sampdoria aveva svolto un ottimo lavoro. Che abbia raggiunto questi traguardi, per l’appunto, non mi stupisce".
 
E se l’attuale mister dovesse finire alla Juventus, lo potremmo definire un tradimento?
"Nel calcio ci sono i professionisti, e i professionisti vanno dove pensano di potersi esprimere al meglio e dove possono ricavare il meglio per se stessi sotto ogni punto di vista. Nessun tradimento, del resto di professionisti ce ne sono tanti".
 
In serie A molti tecnici sopravvalutati, perché uno come Lei è dovuto ripartire dal basso?
"Semplicemente perché sono estraneo al sistema".
 
La sua più grande soddisfazione e la più grande delusione da quando è in Italia.
"La soddisfazione è avere ancora contatti con calciatori importanti che spesso mi chiamano per confrontarsi e chiedere consigli. Il bello del calcio si annida anche negli affetti che riesce a generare, nei rapporti umani quando sono sinceri. La delusione … Non esistono delusioni, esistono esperienze che aiutano a crescere e ad imparare tante cose"
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Quel Foggia Napoli 0 – 1, primo maggio ’94, gol di Di Canio: gli azzurri di Lippi vanno in Uefa proprio ai danni del suo Foggia.  Nessuna delusione? I suoi ricordi …
"Con tutto il rispetto, non fu un gol di Di Canio ma di Bacchin. Il dispiacere non è per la sconfitta in sé, che contro una squadra come il Napoli ci poteva stare, ma per l’errore del nostro portiere che schierai per necessità al posto di Franco Mancini infortunato … Se ci fosse stato lui tra i pali, probabilmente parleremmo di un’altra storia. Strano intreccio del destino: Bacchin l’anno prima, a Barletta, era allenato dal preparatore atletico che poi passò al Napoli …"
 
Il suo saluto ai tifosi partenopei...
"Tanti saluti a tutti, spero che si divertano e continuino a seguire con la passione che li contraddistingue da sempre".
 

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di Redazione
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