SCRIVE CARRATELLI

"Il Napoli rallenta in classifica e sul campo"

di Redazione, pubblicato il 03/02/2012 alle ore 19:19

Il Napoli ha perso velocità. Prima che in classifica rallenta sul campo. Non ha più la rapidità dei tempi felici. Corre, ma ha il passo pesante. Porta palla e non la fa girare velocemente. A prescindere dalle ostruzioni tattiche degli avversari, la squadra ha perso brio, corsa efficace, incisività sulle fasce (isentieri favorevoli delle ripartenze) forse per lo scadimento di forma di Maggio (appannamento anche fisico), di Dossena e di Zuniga retrocesso in un gioco fatuo di ghirigori. Il Napoli non vola più incartandosi in una manovra lenta e prevedibile nella quale solo Gargano (migliorato negli appoggi e nei lanci) sembra possedere lo sprint necessario inventandosi persino regista avanzato. C’è un problema Inler, inutile nasconderlo. Lo svizzero del fantastico gol a Vila-Real, un lampo in questo periodo grigio, non è ancora “entrato” nei meccanismi e nello spirito della squadra, svantaggiato però dal gioco complessivo che non funziona più. Però è lento e non inventa mai un passaggio illuminante. Forse è a disagio in un centrocampo che non è quello dell’Udinese. Non trova mai il coraggio di una giocata spavalda e ha perso fiducia. Il giocatore, costato 15 milioni di euro, il pezzo più pregiato dell’ultima campagna-acquisti, va recuperato. Come, può saperlo solo Mazzarri. Allo stato attuale, è preferibile Dzemaili più dinamico e disinvolto (a prescindere dai ruoli diversi dei due elvetici). Un altro difetto si nota nel Napoli. Attacca prevalentemente con palla addosso all’uomo (marcato), raramente negli spazi a sorprendere e superare le difese avversarie. Pandev, qualche volta Hamsik, anche Gargano tentano le “imbucate”, ma contro avversari chiusisissimi il colpo non riesce perché spesso la preparazione della giocata è lenta e i difensori hanno il tempo di chiudere i “corridoi”. E anche perché, se si gioca a un tocco solo, c’è bisogno del compagno pronto al “triangolo”, al dai e vai, alla verticalizzazione. Nel Napoli, oggi, raramente affiora questa predisposizione. Mancano poi autentici saltatori d’area per sfruttare i cross. In una squadra che si è imballata altre volte, Lavezzi è il giocatore imprevedibile che può “sparigliare” le partite. Però non succede quando il Pocho prolunga le serpentine e tarda a dare la palla. In questo senso, Pandev è il più dotato, mentalmente il più rapido (qualche volta Hamsik), ma non trovando compagni pronti allo scambio, si esaurisce nell’uomo contro uomo. Un altro discorso sono i punti perduti per sviste arbitrali e questo va tenuto in conto. Ma, fondamentalmente, pur battendosi con grande generosità, il Napoli non è più la bella squadra dei tempi migliori. Molti osservatori pretendono un cambio del modulo tattico sottolineando che gli avversari, conoscendo ormai come gioca il Napoli, dispongono contromisure (scontate) per bloccarlo. Nel campionato italiano le “piccole” squadre sono attrezzatissime per farlo. Forse non è questo il vero problema. È che i maggiori protagonisti azzurri non brillano più come una volta e la squadra diventa prevedibile al di là del modulo. Nessuno più salta l’avversario, ripensando a come sapeva farlo Maggio in corsa, però solo lui, qualche volta Cavani, raramente Hamsik, che appoggia troppo spesso indietro e non sempre riparte, mentre Inler appare “bloccato”. Siamo nelle condizioni in cui ha da passà ‘a nuttata? E’ possibile che il Napoli, staccandosi in classifica, non “sopporti” più il campionato (è come se ne avesse nausea continuando a battersi per traguardi sfuggenti) e stia aspettando la Champions, ma anche la Coppa Italia, per stupire ancora. Nelle partite “o dentro o fuori” finora si è sorprendentemente imposto. Accordiamogli fiducia senza parlare di crisi, senza immalinconire l’ambiente con una delusione troppo anticipata, senza destabilizzarlo con polemiche a volte personali su De Laurentiis e Mazzarri. Il Napoli da applausi non può essere sparito. Lasciamo perdere il campionato (fino a un certo punto per non cadere troppo indietro) e aspettiamo le meraviglie che non possono essere finite.
FONTE: MIMMO CARRATELLI PER "IL ROMA"

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